
Il carattere della cucina tipica salentina è scaturito dai modelli
alimentari delle diverse civiltà che qui si sono succedute e
naturalmente ha subito le influenze della cultura materiale più vistosa.
Già nell’antichità i fichi secchi, ancora oggi
alimento caratteristico, venivano consumati per il loro altissimo contenuto
energetico.
Il pranzo greco contemplava poi le fave a purea condite
con olio d’oliva. Una pagnotta con ulive nere era mangiata già dagli
antichi romani ed ecco giunta fino a noi la puccia o uliata con ulive
nere. Le lagane sono poi nel Salento un piatto popolare unite ai ceci
ed ecco ciceri e tria, mentre gli antichi pastori mangiavano le interiora
di capretto con erbe chiuse nella reticella intestinale, piatto oggi
prelibatissimo e conosciuto come turcinieddhri.
Le colonne tortili
del Barocco ritornano nelle sagne ‘ncannulate, mentre le orecchiette
e minchiarieddhri rimandano ai cappelli vescovili e ai pastorali scolpiti
sui portali. Due piatti tipici sono la taieddra, preparata con cipolle,
zucchine, patate, carciofi, cozze nere e condita con olio, pomodoro
fresco e prezzemolo e la parmigiana, fatta con melanzane, polpettine
di carne, uova sode, mozzarelle e ragù.

Come dolci troviamo i mostaccioli, conosciuti già dall’antichità e
fatti con cioccolato e spezie che ne rendono indimenticabile il gusto;
i pasticciotti, fagottini con crema e quelli che possono a buon diritto
essere considerati come la rappresentazione culinaria del Barocco leccese,
i porceddhruzzi e la ‘ncarteddrata palline di pasta i primi e
la seconda una striscia di pasta avvolta a forma di rosa, il tutto
arricchito da anisetti, miele, pinoli, mandorle e accompagnato da un
buon bicchiere di vino dolce, ovviamente SALENTINO DOC. Il tripudio
di colori e forme soprattutto nei dolci rimanda alle decorazioni pirotecniche
del Barocco mentre i sapori dell’olio d’oliva, degli ortaggi
e delle verdure richiamano la genuinità della cucina mediterranea,
così semplice e così versatile.