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Vacanza in Puglia e nel Salento
 
 
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SAN FOCA
PROPOSTA DA 1 A 4 PAGINE: 1
79 - Appartamento in località San Foca Dettagli
Appartamento in località San Foca, nel centro del paese. Luogo tranquillo e ideale per trascorrere le vacanze in relax e molto vicino alla spiaggia e al mare. Può ospitare tranquillamente 5/6 persone.
LOCALITA':  San Foca Contatti
6C - APPARTAMENTO VALENTINA Dettagli
Appartamento al primo piano in località San Foca, piccolo centro costiero del Salento circondato da una fine sabbia o scoglio. Dista, pochissimi chilometri dai piu' rinomati centri turistici del Salento come Otranto, Santa Cesarea, Castro, Gallipoli.
LOCALITA':  San Foca Contatti
2C - COMPLESSO MILLE FRUTTI Dettagli
Complesso Mille Frutti, composta da diversiBilocali, sito a San Foca centro costiero del Salento, circondato da costa bassa e con sabbia.Il complesso Mille Frutti, è ubicata in zona tranquilla di San Foca a soli 300 mt dal mare. Il complesso e' completamente condizionato, al primo piano dispone di un terrazzino vista mare. Dista pochi km dalle più rinomate citta turistiche del Salento come: Otranto, Santa Cesarea Terme, Castro, Torre dell' Orso, Sant'Andrea, Lecce
LOCALITA':  San Foca Contatti
20C - MONO BARBARA Dettagli
Monolocale al primo piano in località San Foca, piccolo centro costiero del Salento circondato da una fine sabbia o scoglio. Dista, pochissimi chilometri dai piu' rinomati centri turistici del Salento come Otranto, Santa Cesarea, Castro, Gallipoli.
LOCALITA':  San Foca Contatti


San Foca, appartamenti, salento, vacanze

TORRE SAN FOCA, SALENTO - PUGLIA

Torre San Foca è una località costiera del Salento, parte della marina di Melendugno, di cui è frazione, in provincia di Lecce. È situata tra Torre Specchia Ruggeri e Roca Vecchia, sul Mare Adriatico. Il suo porto turistico è uno dei più importanti del litorale compreso fra Brindisi e Otranto. La costa nel territorio della marina è rocciosa ed è caratterizzata da due insenature sabbiose (a nord e a sud del porto). Nell'insenatura nord sono presenti alcuni scogli con dimensione da uno a trenta metri. Il più famoso prende il nome di Scoglio dell'otto per via della sua forma caratteristica. San Foca è una località costiera del versante Adriatico, dista 2 km da Torre dell'Orso, 17 km da Otranto, e 20 km da Lecce. San Foca è una località molto ventilata, quindi relativamente più fresca nei mesi caldi. San Foca è un piccolo centro urbano in corrispondenza di una delle tante torri costiere del Salento, una torre aragonese. Questa località è importante per chi avesse delle imbarcazioni da diporto. I lavori per la realizzazione di un nuovo e moderno porto sono terminati solo pochi anni fa, certamente uno dei fiori all'occhiello nella politica di rilancio del turismo della Provincia di Lecce. Informazioni turistiche su San Foca (Lecce - Salento - Puglia) San Foca è una località poco nota alla maggior parte di coloro che decidono di venire in vacanza nel Salento. Come già detto San Foca sorge in corrispondenza di una torre costiera. Si tratta di una torre di vedetta costiera, cosiddetta "di guardia" o "dei Turchi", essa risale al XVI secolo, fu voluta da Carlo V allo scopo di avvistare eventuali attacchi dal mare. Nei pressi degli appartamenti e delle case vacanza di San Foca diverse sono le pescherie in cui acquistare il pesce ancora fresco e guizzante, oppure lo si può acquistare direttamente dai pescatori, basta attendere lo scalo delle barche presso il porto di San Foca. Da non perdere in fine la possibilità di degustare i ricci. San Foca è infatti una delle poche località in cui sono in vendita questi prelibati frutti di mare e prodotti ittici in genere. Caratteristiche della costa di San Foca (Lecce - Salento - Puglia) La spiaggia è attrezzata per la gran parte della sua superficie, due stabilimenti balneari forniscono il servizio di noleggio sdraio, ombrelloni e lettini. La costa è sabbiosa in corrispondenza della località di San Foca, spiaggia di sabbia fine e di colore grigio-chiaro, è lunga circa 500 m. ed è divisa in due parti, due spiagge ai lati del porto: quella delle Fontanelle e l'altra degli Aranci. Il mare profondo quanto basta per godere la trasparenza e i giochi di luce che vi ricama il sole, i ricchi fondali e gli scogli a portata di mano, fanno di San Foca un'oasi di benessere e di pace, spesso impensabile in altre spiagge più rinomate, ma non per questo più belle. A nord e a sud di San Foca c'è invece scogliera, sia in direzione Torre Specchia Ruggeri che in direzione Rocavecchia e Torre dell'Orso.


Storia del Santo


San Foca (chiamato anche San Foca l'ortolano, o San Foca di Sinope, o San Foca di Antiochia) è un martire vissuto, secondo la tradizione, nel III secolo. Viene talora riportato, come anno del martirio, il 117, anno in cui era imperatore Traiano.


Biografia


In realtà non si hanno notizie attendibili su questo santo. È possibile che la sua biografia derivi dalla fusione delle biografie di almeno tre diversi uomini con lo stesso nome: Foca di Antiochia, Foca vescovo di Sinope e un ortolano di nome Foca. Fra i più antichi documenti sulla vita e sul culto di San Foca si ricorda l'Omelia IX di Asterio di Amasea, contemporaneo dei Padri Cappadoci (IV secolo). Foca viene descritto come un uomo di Sinope, gentile e ospitale. Condannato a morte per la sua fede cristiana, ospitò anche coloro a cui era stato affidato il compito di giustiziarlo, non si sottrasse con la fuga alla condanna e anzi, per evitare ad altri un lavoro faticoso, scavò la fossa in cui doveva essere seppellito. Protettore dei giardinieri, degli ortolani, dei marinai, e di coloro che sono stati morsi da serpenti, secondo l'Amari il suo culto nell'Italia meridionale sarebbe legato al prestigio del generale bizantino Niceforo Foca il vecchio che alla fine del IX secolo liberò la Puglia e la Calabria dai Saraceni. A Francavilla Angitola, una località calabrese di cui è patrono San Foca, si tramanda un poemetto in dialetto dedicato a San Foca (A Raziuoni, l'Orazione), esempio di cantari popolare in ottava rima.


MESSAGGIO FINALE DI COSTEDELSALENTO


Trascorri con noi le tue vacanze nel Salento. Il nostro catalogo propone appartamenti e case vacanza a Otranto, S. Cesarea Terme, Castro, S. M. di Leuca, Torre dell'Orso, San foca, Lecce, Gallipoli, Porto Cesareo, e in tutta la penisola salentina (Puglia). Costedelsalento vi propone numerose proposte per trascorrere una piacevole vacanza nel Salento e nella Puglia. Ville e Case vacanze, Bed & Breakfast, Agriturismi, Appartamenti, villaggi e residence, dimore storiche e costruzioni tipiche nelle località turistiche del Salento e nei paesi dell'entroterra appositamente selezionati per voi. La nostra offerta comprende anche itinerari storico artistici nel Salento, visite guidate nelle principali città della penisola, escursioni in barca, itinerari enogastronomici alla scoperta dei prodotti tipici del Salento e delle sue tradizioni culinarie pugliesi.


TUTTI I COMUNI SALENTINI - SALENTO, PUGLIA

COMUNI SALENTINI APPARTENENTI ALLA PROVINCIA DI BRINDISI


Brindisi, Cellino San Marco, Ceglie Messapica, Erchie, Francavilla Fontana, Latiano, Mesagne, Oria, Ostuni, San Donaci, San Michele Salentino, San Pancrazio Salentino, San Pietro Vernotico, San Vito dei Normanni, Torchiarolo, Torre Santa Susanna, Villa Castelli.


COMUNI SALENTINI APPARTENENTI ALLA PROVINCIA DI LECCE


Acquarica del Capo, Alessano, Alezio, Alliste, Andrano, Aredeo, Arnesano, Bagnolo del Salento, Botrugno, Calimera, Campi Salentina, Cannole, Caprarica di Lecce, Carmiano, Carpignano Salentino, Casarano, Castri di Lecce, Castrignano dei Greci, Castrignano del Capo, Castro, Cavallino, Collepasso, Copertino, Corigliano d'Otranto, Corsano, Cursi, Cutrofiano, Diso, Gagliano del Capo, Galatina, Galatone, Gallipoli, Giugianello, Giurdignano, Guagnano, Lecce, Lequile, Leverano, Lizzanello, Maglie, Martano, Martignano, Matino, Melendugno, Melissano, Melpignano, Miggiano, Minervino di Lecce, Monteroni di Lecce, Montesano Salentino, Morciano di Leuca, Muro Leccese, Nardò, Neviano, Nociglia, Novoli, Ortelle, Otranto, Palmariggi, Parabita, Patù, Poggiardo, Porto Cesario, Presicce, Racale, Ruffano, Salice Salentino, Salve, San Cassiano, San Cesario di Lecce, San Donato di Lecce, San Pietro in Lama, Sanarica, Sannicola, Santa Cesarea Terme, Scorrano, Seclì, Sogliano Cavour, Soleto, Specchia, Spongano, Squinzano, Sternatia, Supersano, Surano, Surbo, Taurisano, Taviano, Tiggiano, Trepuzzi, Tricase, Tuglie, Ugento, Uggiano la Chiesa, Veglie, Vernole, Zollino.


COMUNI SALENTINI APPARTENENTI ALLA PROVINCIA DI TARANTO


Avetrana, Carosino, Faggiano, Fragagnano, Grottaglie, Leporano, Lizzano, Manduria, Maruggio, Monteiasi, Monteparano, Pulsano, Roccaforzata, San Giorgio Ionico, San Marzano di San Giuseppe, Sava, Taranto, Torricella.


DATI STATISTICI DI TORRE SAN FOCA - SALENTO, PUGLIA.


STATO Italia
REGIONE Puglia
PROVINCIA Lecce
COORDINATE GOOGLE 40° 18'N 18°24'E
CAP 73026
PREFISSO TELEFONICO 0832

STORIA E CURIOSITA' DI TUTTE LE TORRI COSTIERE DEL SALENTO - SALENTO, PUGLIA


Storia


Il Salento è costellato da torri di avvistamento visto che da sempre è stato oggetto di numerosi attacchi da parte di diverse popolazioni del Mediterraneo. Non sappiamo quale fu il primo periodo in cui furono costruite tali torri, talune potrebbero anche riferirsi all'età normanna, ma non vi sono prove certe. Per l'aspetto attuale, la maggior parte delle torri costiere ancora oggi presenti sono da riferire al XV e XVI secolo. Molte di tali torri risultano oggi in pessime condizioni. Questa è la lista in senso orario partendo dalla provincia di Brindisi e arrivando alla provincia di Taranto. La costruzione dei primi edifici a scopo di difesa in terra d’Otranto è da attribuire ai normanni che giunsero in Puglia agli inizi del secolo XI , in qualità di mercenari al servizio di Melo di Bari. La morte di Manfredi nel 1266, figlio di Federico II, segna l’inizio della dominazione angioina nel regno meridionale e a partire dall’arco di due secoli si provvide appunto alla fortificazio- ne di molte città e ciò avvenne prevalentemente durante il regno di Carlo d’Angiò al quale si debbono le prime torri costiere per prevenire gli assalti dei saraceni (Editto di brindisi del 24/05/1274). In terra d’Otranto, dalla fine del 400 alla fine del 500, si può distinguere una importante fase di riarmo territoriale durante la quale, la configurazione difensiva del territorio ebbe a subire alcuni mutamenti sostanziali e notevoli incrementi, tant’è che le stesse architetture militari sino ad allora a carattere prevalentemente medioevale assunsero presto una fisionomia difensiva coerente con i nuovi mezzi bellici e con l’impiego della polvere da sparo. L’enorme sforzo per la costruzione di opere fortificate dato dalla nobiltà alla rete difensiva di Terra d’Otranto, possiamo identifi- carlo con la grande maggioranza delle architetture militari presenti nel territorio, ove si riscontra una varietà di costruzioni, la cui morfogenesi fu mediata tra il palazzo signorile e il castello nel senso più compiuto della parola, cioè tra la esigenza di una architettura sontuosa e rappresentativa, e la necessità di difendersi. Furono costruite quindi torri e masserie fortificate che difendeva-no e controllavano, oltre che la popolazione contadina, anche e soprattutto l’economia del barone, di cui la più grossa fetta era costituita dalle decime sui prodotti e sulla lavorazione degli stessi. Tali costruzioni costituivano, in caso d’allarme, gli anelli di congiunzione tra città e città e tra queste e le torri costiere. Tra il XV E IL XVI secolo fu convinzione quasi generale degli Storiografi e dei cronisti del tempo, che la terra d’Otranto costituisse l’estremo avamposto contro i turchi infedeli, infatti le popolazioni locali e quelle rivierasche soprattutto vivevano sotto l’incubo del turco, e cocente era ancora la memoria dell’eccidio di Otranto (1480), quando le orde islamiche di Maometto II terrorizzarono e funestarono la provincia. Le genti di terra d’Otranto quindi erano perennemente allerta per una guerra senza tregua, e non si trattava di una guerra come le altre, poiché forte era il convincimento popolare che in giuoco vi era la difesa della fede contro la crudeltà e la tracotanza islamica. Giorno e notte lungo le coste, attraverso il sistema difensivo di torri e masserie fortificate, nei casali, nelle città, e ovunque vi fosse un punto utile da osservazione, si vigilava, poiché ogni vela che si scorgeva all’orizzonte poteva essere quella di un vascello nemico. Ad onore del vero però fu proprio dopo il sacco d’Otranto che la politica spagnola fu particolarmente attiva a munire le coste con piazzeforti, torri e fortificazioni, mentre dall’altro lato si cercò di rendere più potente la flotta finché contrastasse l’egemonia marinara islamica del mediterraneo. Il sistema difensivo costiero, se da una parte si rivelò capace di assolvere gli ordinari compiti di difesa, pur tuttavia fu inadeguato per i casi d’emergenza, ossia di fronte alle incursioni a sorpresa, quindi nel 1571, per proposta di Ferrante Loffredo, marchese di terra d’Otranto e di bari, fu istituito il “battaglione”, ossia una milizia territoriale capace di accorrere tempestivamente nei luoghi ove i turchi o i pirati approdarono. Il battaglione venne affiancato anche da una compagnia di cavalleria, detta “Sacchetta”, ed essa si rivelò un mezzo assai efficace per combattere turchi e corsari, ma ormai da tempo i costi della difesa divenivano altissimi in vite umane e denaro, e l’economia stessa languiva poiché la vita era incerta e il commercio via mare era diventato quasi inesistente. Le popolazioni della terra d’Otranto avevano abbandonato ormai le coste, molti casali erano scomparsi, quindi i turchi e corsari, nonostante il sistema difensivo delle torri costiere, scendevano a terra per rifornirsi e non disdegnavano di attaccare tori e masserie: devastavano, distruggevano, catturavano o uccidevano persone isolate, sicché a causa dell’ abbandono del territorio i litorali divennero pieni di macchia e paludosi. I pirati preferivano sempre azioni di sorpresa perché temevano il sopraggiungere della vigile flotta veneziana, ma il 17 luglio del 1535 i turchi riuscirono ad assalire e ad ottenere facilmente la resa di Castro, che subì il “sacco2 e perdette tanti suoi abitanti, che furono uccisi o tratti in schiavitù. Le incursioni effettuate tra il 1554 e il 1562 furono operate dai corsari nord africani, tra cui spiccano i nomi leggendari del Barbarossa e del Dragut.Il Barbarossa tentò lo sbarco verso Otranto nel 1545, ma fu respinto dalle truppe di Ferrante Loffredo subito dopo, invece due anni dopo fu la volta del corsaro Dragut che attaccò la terra di salve ma essendosi gli abitanti salvati dentro le mura del fortilizio, preferì saccheggiare buona parte del basso salento ed il tempio di Santa Maria di Leuca. La battaglia di Lepanto, nel 1571, costituì una svolta per l’equilibrio delle forze di mare, infatti, i turchi sconfitti disastrosamente non avrebbero più ripreso il predominio nel Mediterraneo, ma i cristiani un’altra volta non seppero sfruttare sino in fondo il successo clamoroso per le invidie e i disaccordi tra le varie potenze marinare. Le cronache dell’epoca dal 1570 in poi sono ricche e dettagliate soprattutto con riguardo alle incursioni dei corsari a terra e queste sono in sintesi le imprese nemiche salienti: Nel 1575 ancora una volta Castro subì l’ assalto e la razzia del Bassa Lustembai, che portò via 200 prigionieri; Nel 1624 i corsari algerini di Biserta con 13 fuste sbarcarono a Leuca, bruciarono il tempio mariano e devastarono la vicina Castrignano; Nel 1673 corsari di dubbia provenienza sbarcarono presso Torchiarolo, assaltarono il villaggio e portarono via una cinquantina di persone; Nel 1714 gli islamici razziarono nella zona d’Acaya, tre anni dopo in quello che è il territorio di Vanze; In questo contesto misero e depresso economicamente inibito dalla insicurezza dei commerci marittimi e dallo spopolamento territoriale, ma anche dalla rapacità feudale, sorse inevitabilmente il fenomeno del brigantaggio che fu un altro male della terra d’Otranto dalla fine del 500 alla seconda metà del 600 e che si presentò con caratteri differenziati da luogo a luogo. Segui la Storia delle torri del Salento tra Gallipoli Otranto Torre Pali e Santa Maria di Leuca.


La Costruzione delle Torri


Sin dalla più remota antichità in terra d’Otranto, come in altri paesi marittimi, s’ innalzarono torri di vedetta e di difesa contro nemici provenienti dal mare, cosi fecero ad esempio i romani tra X e XII secolo quando imperversavano i navigli saraceni. Spesso intorno alle torri sorgevano casali e città, ma si dovette attendere l’epoca svevo-angioina per la realizzazione di un razionale e permanente sistema di difesa e di segnalazione (fumo di giorno, fari nella notte, secondo il numero delle navi avvistate) onde il regno di Napoli appariva circondato da un efficace cordone di torri costiere, alla cui guardia e manutenzione pensavano i giustizieri delle varie terre. Durante tutto il periodo quindi che va dal XV al XVI secolo per impedire gli attacchi repentini e inaspettati di pirati e turchi, i privati, prima, e le “università” (i comuni del tempo) poi, costruirono delle torri di vedetta situate in posizione emergente e panoramica, proprio negli stessi luoghi delle più antiche torri romane o bizantine o svevo-angioine. Nonostante però gli ordini e le istruzioni impartite dai monarchi agli ingegneri e ai governatori dell’epoca, poche furono le torri che furono effettivamente edificate, ed in alcune parti del regno addirittura non se ne realizzò alcuna, poiché le università o comuni ritennero che la ripartizione della spesa fosse ingiusta, considerando che lo stato faceva gravare senza alcuna necessità su dei centri abitati, in particolare le comunità più esposte, le spese di fabbrica alle quali dovevano aggiungersi quelle, non meno onerose e ingenti del servizio di guardia accessorio. Le prime torri del Salento erette nel 1565 furono di: S.Giovanni di Ugento, di Fiumicelli nel feudo di Presicce, di Naspre presso il feudo di Tiggiano, di S.Isidoro in territorio di Nardò, oltre alle torri di Novaglie, di Montelungo nelle vicinanze di Gagliano, e per finire di S.Maria di Leuca. Sul finire dell’estate del 1569 la costruzione di quasi tutte le torri delle province dell’adriatico fu terminata ed in particolare quelle che andavano da: Porto della Chianca in feudo di Lecce a Porto Badisco, da Porto di Tricase a S. Maria di Leuca, dalla Torre di Ruffano alla Punta di Gallipoli fino poi a Porto Cesareo. Si ricordi inoltre che per la costruzione delle torri prima del 1566 fu stabilita dal viceré un’imposta di 20 grani e ¼ per fuoco e la condizione di erigerle entro otto mesi, ma come al solito i lavori andarono lentamente negli anni a causa delle disastrose condizioni economiche dei paesi che non edificarono nel tempo prescritto lasciandone inedificate addirittura alcune. Nel corso degli anni la tassa per la costruzione fu proposta come avvenne ad esempio nel 1586 quando fu ordinata una nuova tassa di 10000 ducati per il periodo di settembre 1587 ma i costi intanto erano lievitati e l’erezione stessa di altre torri costrinse la corte napoletana ad imporre una “esazione” nel 1590 di un carlino a fuoca, per la durata di due anni dalla pasqua di quell’anno epoca in cui si contavano in tutto il regno 339 torri marittime, un numero insufficiente rispetto a quello che si era progettato in origine. Si dovette attendere solo il 1748 per annoverare 80 altre torri in terra d’Otranto, 379 nel regno, di cui restavano 359 nel 1827, molte delle quali cadenti e altre gia occupate dai privati.


Struttura e tipologia delle Torri delle Torri


Tutte le torri che dovevano servire non solo per la difesa contro le incursioni provenienti dal mare ma anche per la diramazione d’ordini lungo la costa per mezzo di corrieri (servizio detto di “passa parola”), avevano all’intorno un terreno loro annesso di circa 60 passi di raggio, una via di accesso verso il paese più vicino e una gran cisterna di acqua. Sino a tutta la prima metà del XVI secolo le torri furono di varie forme, per lo più cilindriche, e quelle fabbricate nella prima metà di detto secolo dai privati e dalle Università, furono anche di notevole ampiezza, perché erette non solo per la difesa, ma anche come luogo di rifugio in caso di improvviso sbarco dei nemici (ad esempio ampia e di forma tonda risulta la torre di Specchia, edificata intorno al 1550 dall’università di Corsano). Le torri marittime costruite dalla R. Corte furono, invece, quadrangolari probabilmente per rendere più efficace la difesa: le artiglierie, infatti, erano piazzate su quasi tutti i lati.Tali strutture erano generalmente di uguale misura, eccetto quelle poste alle foci dei fiumi o ad immediato contatto della marina; furono, infatti, dette di “sbarramento”(se edificate in pianura ) “guardiole”invece(se edificate in alto) e in quest’ultimo caso assolvevano il compito quasi esclusivo di segnalare coi centri abitati situati dietro le alture. Per ovvie ragioni di sicurezza le torri marittime erano prive di ingresso alla base, quindi ad esse si accedeva dal piano superiore tramite una scala lignea che veniva abbassata dall’interno solo in presenza di amici; (si ricordi bene infatti che l’imponente scala di pietra come nel caso della torre di Porto Cesareo, per esempio, furono realizzate quando, era ormai da tempo cessata ogni minaccia sia dal mare e sia da parte dei briganti provenienti dall’entroterra. Ogni torre possedeva anche una cisterna che raccoglieva le acque piovane dal lastrico solare, ed essa era situata sotterranea al centro della base della struttura che , non essendo colma di pietrame, offriva un ampio vano al pian terreno.Altre volte, invece, la cisterna era collocata all’esterno, quasi sempre nello spessore del muro di basamento. Le torri più antiche, realizzate prevalentemente nella prima metà del XVI sec, si incontrano a sud di Otranto e di Gallipoli appaiono costruite con pietrame informe, possiedono base troncoconica coronata, generalmente,da un cordolo sul quale si innesta una parte cilindrica che sviluppa all’interno un ambiente voltato. Se le torri marittime più antiche appaiono piccole e di modestissimo volume (circa di 400mc), cilindriche e abbarbicate sulla costa alta e rocciosa a sud di Otranto, fino all’omonimo capo, con esclusiva funzione di vedetta, quelle parallelepipide, che si incontrano lungo il litorale neretino, su costa bassa e scarsamente difendibile, si presentano imponenti e possenti (4000 mq circa di volume).A riguardo si ricordi che è difficoltoso trovare una connessione che leghi la costruzione delle altre torri cilindriche, le grandi (mq 3000) e le medie(1200mq), sparse per la costa del salento ; più rare invece le torri paralleleepipede anomale(3550 mq) e ottagone(mq 3000), nate non per impianto generale, ma secondo le necessità e le possibilità, e favorite dal varo del programma governativo, perché si doveva allestire subito una difesa in attesa che si muovesse l’ apparato pubblico. L’ altezza media delle torri regie si aggira intorno ai 12 metri: i loro lati, alquanto robusti, misurano all’ esterno circa dieci o dodici metri, mentre all’interno misurano circa 5 metri. E tutto ciò non solo per lo spessore delle mura, ma anche per la realizzazione della scarpa, che all’ esterno offre un’inclinazione del 5% idonea alla solidità della struttura e alla funzione delle caditoie, quasi sempre 3 per lato, raramente 5, realizzate in controscarpa con una inclinazione dell’8% verso l’interno.



TORRI COSTIERE DEI COMUNI SALENTINI APPARTENENTI ALLA PROVINCIA DI BRINDISI


TORRE EGNAZIA NEL COMUNE DI FASANO.

Salento « Per chi naviga da Brindisi lungo la costa adriatica, la città di Egnazia costituisce lo scalo normale per raggiungere Bari, sia per mare che per terra. »
(Strabone, fine I secolo a.C.)
« Iratis lymphis exstructa. »
(Sat., 1.I,V,96-97)
Egnazia (o Gnazia) è un'antica città pugliese (di cui oggi rimangono solo rovine), nei pressi dell'odierna Fasano, in Provincia di Brindisi. Centro dei messapi o dei peucezi, fu sede di manifatture di ceramiche del IV e III secolo a.C.. In lingua messapica era chiamata Gnathia, mentre dai Romani fu chiamata Egnatia o Gnatia e dai Greci Egnatia o Gnàthia. Si trova ai confini tra la Peucezia (a nord) e la Messapia (a sud), lungo la cosiddetta soglia messapica. Citata da Plinio, Strabone ed Orazio, che in un suo viaggio da Roma a Brindisi, scrisse di essa. Ora in provincia di Brindisi (vicino al confine con quella di Bari) e pochi chilometri più a nord di Savelletri di Fasano, il centro d'Egnazia è uno dei più interessanti siti archeologici della Puglia.


Storia degli scavi


La storia degli scavi effettuati ad Egnazia è simile a quella di altri comuni pugliesi con importanti testimonianze archeologiche, come Ruvo o Canosa, in quanto i primi rinvenimenti furono finalizzati per lo più al saccheggio e alla vendita sommaria dei reperti pervenuti. In particolare, i primi depredamenti ebbero luogo nel 1809 quando alcuni ufficiali francesi di stanza ad Egnazia, per rendere più interessanti le loro giornate, cominciarono a sondare il terreno circostante le rovine (all'epoca coperte di rovi) per ricavarne reperti per poi rivenderli sul mercato archeologico clandestino. A causa della carestia del 1846 e alla conseguente mancanza di lavoro, fasanesi e monopolitani si diedero al saccheggio sistematico di centinaia di tombe per fare incetta di vasi, bronzi, oggetti d'oro, monete, statuette di terracotta; ruvesi e canosini, per pochi spiccioli, non esitavano a portar via materiali di notevole importanza che rivendono a Napoli e altrove. La vicenda suscita il biasimo del Mommsen, in particolare per le modalità con cui vengono svolti gli scavi, effettuati senza che si prendessero le notizie relative alle circostanze del ritrovamento, privando perciò la Storia, in ogni scavo, per tutto il tempo a venire, di importanti dati per ricostruirne il corso. Le notizie di quanto accadeva ad Egnazia raggiungevano regolarmente Napoli, ed il Pepe ricorda anche che fu predisposta un'ispezione affidata all'architetto Carlo Bonucci. Questi però, probabilmente influenzato dall'Intendente della Provincia, che in quella occasione gli fece dono del caduceo d'oro poi venduto ai musei di Berlino, si fermò a Bari, informando le autorità napoletane che non era il caso di scavare ad Egnazia per la "scarsa consistenza dei monumenti da indagare". Il traffico era alimentato proprio da questi personaggi, come ci testimonia il Bonucci, che non menziona la vendita del caduceo di bronzo che era stato acquistato per soli due carlini presso un contadino, che fu poi ceduto per 25 piastre, dopo molte e vive insistenze, al negoziante Barone (di Napoli) che lo rivendette per 72 colonnati ad un tale che lo acquistava per portarlo fuori dall'Italia. I primi scavi metodici furono effettuati nel 1912, per poi riprendere nel 1939, 1964 e nel 1978, anno in cui fu costruito l'attuale museo archeologico, e sono tuttora in corso: dal 2001 l'Università degli Studi di Bari in collaborazione con il comune di Fasano porta avanti un progetto di scavo che sta contribuendo ad una più approfondita conoscenza della città; tra le scoperte più importanti vi è il rinvenimento dell'altra metà della piazza porticata scoperta da Quintino Quagliati nel 1912 e di altre interessanti strutture che stanno aiutando gli archeologi a chiarire alcuni aspetti urbanistici finora non del tutto conosciuti.


Storia della città


« Per chi naviga da Brindisi lungo la costa adriatica, la città di Egnazia costituisce lo scalo normale per raggiungere Bari, sia per mare che per terra. »
(Strabone, fine I secolo a.C.)
Il sito archeologico di Egnazia, inserito in un felice contesto naturalistico-ambientale, è uno dei più interessanti della Puglia. Citata da autori come Plinio, Strabone, Orazio, la città ebbe grande importanza nel mondo antico per la sua posizione geografica; grazie alla presenza del porto e della Via Traiana, infatti, essa fu attivo centro di traffici e commerci. La storia dell'antica Gnathia si è snodata nell'arco di molti secoli. Il primo insediamento, costituito da un villaggio di capanne, sorse nel XV sec. a.C. (età del bronzo) e il sito fu sicuramente frequentato nel XIII sec. a.C., in epoca postmicenea, come attestano i fori di palificazione (ancora in età del bronzo). Nell'XI sec. a.C. (età del ferro) si registra l'invasione di popolazioni provenienti dall'area balcanica, gli Iapigi, mentre con l'VIII sec. a.C. inizia la fase messapica che per Egnazia, come per tutto il Salento, cesserà con l'occupazione romana avvenuta a partire dal III sec. a.C.. La città entrerà quindi a far parte prima della repubblica (come civitas foederata probabilmente dopo il 267 - 266 a.C. e come municipium dopo la guerra sociale) e poi dell'Impero romano e decadrà insieme ad esso. Della fase messapica di Egnazia restano le poderose mura di difesa e le necropoli, ove oltre a tombe a fossa e a semicamera, sono presenti monumentali tombe a camera decorate con raffinati affreschi. Poco si sa della sua fine, ma è molto probabile che essa, come molte altre città, sia stata saccheggiata dai Vandali (sbarcati proprio in Puglia prima di prendere Roma) o, più probabilmente, dai Goti del re Totila (nel 545 d.C.). Si crede anche che la diffusione, in epoca paleocristiana, della malaria e l'insicurezza data dalla sua posizione (nell'Alto Medioevo erano molto frequenti le scorrerie dei Saraceni lungo le coste e non vi erano più la flotta e gli imponenti eserciti romani a difendere il territorio) abbiano spinto i pochi abitanti rimasti, a rifugiarsi nei casali dell'entroterra (così nacque Fasano, assieme ad altri piccoli centri, e si sviluppò Monopoli). Il sito archeologico rimase sotto la giurisdizione del comune di Monopoli sino al 1927, anno di istituzione della Provincia di Brindisi, durante il quale il sito e tutta la zona d'agro ad essa circostante passò sotto la giurisdizione del comune di Fasano e quindi della neo-costituita provincia salentina. L'11 marzo 2006 Mons. Nicola Girasoli è stato nominato Nunzio Apostolico in Zambia e Malawi ed elevato a rango di Arcivescovo alla sede di titolare di Egnazia Appula.


Età antica


L'Acropoli


Morfologicamente, l'area si configura come un altopiano allungato in direzione Ovest/Nordovest - Est/Sudest, parallelo alla linea di costa, e raggiunge nella parte più interna, quota 300/500 m, degradando verso il mare con una serie di ampi terrazzi. Il territorio è modellato da lame dal fondo piatto e con pareti scoscese, che convogliano le acque meteoriche verso il mare. Per loro natura, furono un'importante via di comunicazione attraverso cui si svilupparono e consolidarono i rapporti tra gli insediamenti costieri e quelli più interni. Si sono avvicendati in questo contesto vari tipi di abitati, da quello dell'età del bronzo (XVI sec. a.C.), che poggia sulla piattaforma rocciosa di base, sino alle opere edilizie classiche e medievali. Le ricerche archeologiche del 1965 e del 1966 di Franco Biancofiore, che consentono di attribuire 4 m della stratigrafia a fasi ben precise. Il villaggio più antico, del XVI sec. a.C. era protetto da un muraglione difensivo largo alla base 2,90 m e alto in origine 2,20 m costituito da blocchi calcarei irregolarmente squadrati che facevano da paramento ad un riempimento di pietre e terra. Le capanne avevano probabilmente forma ovale, con pavimento in argilla pressata e definita da un muretto di pietrame con andamento curvilineo. Un periodo di abbandono è attestato da un livello carbonioso d'incendio a cui segue la costruzione di un nuovo villaggio. Le numerose forme ceramiche ricostruite sono per lo più scodelle, spesso prese forate per consentirne la sospensione. Allo stato attuale delle ricerche appaiono incerte le caratteristiche dell'insediamento per quanto riguarda le fasi successive relative alla tarda età del bronzo.


Età del ferro: gli Iapigi


Egnazia presenta testimonianze dell'età del ferro, sebbene la documentazione sia insufficiente a delineare i caratteri dell'insediamento. Occasionali recuperi di frammenti testimoniano l'occupazione anche di aree esterne all'acropoli, dove è accertato il primo insediamento umano continuo. Negli anni 1978 - 1979, alle falde della collina, fu rinvenuta una struttura a grandi blocchi irregolari, forse riferita all'impianto difensivo iapigio. Frammenti ceramici a fasce (da Corcira), associati a ceramica geometrica bicroma indigena, proverebbero il ruolo di scalo costiero transadriatico della città.


Messapi e Greci


Per il successivo periodo arcaico si ipotizza una continuità di occupazione caratterizzata da nuclei abitativi sparsi. Sono i corredi funerari e la presenza di vaso messapico tipico (la trozzella) che permettono di associare Egnazia come insediamento messapico permeato dagli influssi greci, come testimonia l'abbandono della deposizione rannicchiata, tipicamente indigena, a vantaggio di quella supina (dall'inizio del V sec. a.C.). Le testimonianze più importanti del periodo messapico sono la cinta muraria e il nucleo delle tombe; la prima fu sicuramente edificata per la difesa da Taranto (costituisce quindi una testimonianza degli scontri tra Messapi e tarantini nel IV sec. a.C., prima della successiva alleanza contro i Romani). Il primo apprestamento era costituito da un muro ad aggere, con paramento esterno di blocchi di reimpiego e con fossato esterno. Nel III sec. a.C. fu realizzata una seconda cortina, addossata alla prima, con blocchi regolari, la cui testimonianza più importante è il muraglione (proteso nel mare, conservato in 16 filari e 7 m d'altezza, originariamente lungo 2 km, delimitante un'area urbana di circa 40 ettari). Per tutto il IV sec. questa cinta racchiuse una città formata da nuclei sparsi di abitati e necropoli, che solo a partire dal III sec. conobbe un ampio sviluppo, lungo l'asse viario preesistente della Appia Traiana (in età imperiale). La monumentalizzazione avvenne probabilmente con la fondazione di Brundisium.


Età romana


Le strutture edilizie egnatine sembrano conservare ancora l'impronta di carattere magno-greca nell'uso di blocchi e lastroni. Tuttavia è possibile riscontrare tre diversi periodi di sviluppo delle tecniche edilizie presenti:
impiego di blocchi e lastroni di carattere messapico;
utilizzo di schemi derivanti dall'influenza di Roma;
in epoca paleocristiana, reimpiego di blocchi e lastroni.
Queste tre fasi si susseguono per circa quattro secoli, tra la fine del II sec. a.C. e il III sec. d.C. La terza fase, quella del "ritorno all'antico" è conseguenza dello stato di impoverimento e decadenza di Roma come capitale dell'impero e quindi di tutto il settore occidentale dell'impero, Egnazia compresa, testimoniato dallo spostamento della capitale imperiale a Costantinopoli. Il ritorno all'antico è testimoniato anche dalle iscrizioni epigrafiche che si fermano all'imperatore Aureliano e ciò dimostra la diminuzione dell'influenza diretta di Roma. Vi è una differenza tra la tecnica di blocchi e lastroni utilizzata nell'età messapica e nell'età paleocristiana: nel secondo caso, i lastroni sono materiali di reimpiego di costruzioni precedenti. Le tecniche edilizie di carattere romano presenti ad Egnazia sono: opus incertum, opus africanum ("a telaio"), opus reticulatum, opus testaceum, opus vittatum mixtum. L'insieme delle varie tecniche edilizie riscontrate ad Egnazia porta a pensare che in questo luogo siano stati due i momenti di massima monumentalizzazione della città:
Una prima fase, connessa con il patronato della città da parte di Marco Vipsanio Agrippa, braccio destro di Ottaviano Augusto, promotore di imponenti realizzazioni di edilizia pubblica che dovevano in parte sia contribuire ad accrescere il consenso dei cittadini nei confronti di Ottaviano e sia in parte ripagare i cittadini dell'appoggio dato ad Ottaviano nel corso della guerra civile. A questa fase risalgono il criptoportico, il porto, la basilica civile, la piazza trapezoidale, l'anfiteatro, oltre che un primo impianto delle terme pubbliche. Le tecniche edilizie impiegate in questa fase sono l'opus incertum, l'opus reticulatum e quello africanum. Esempi di opus incertum ad Egnazia sono sono esclusivamente di carattere pubblico: il criptoportico (nella volta) ed un edificio collocato a sud della basilica civile (che viene identificato con l'impianto delle terme pubbliche). La volta unita all'opus incertum trova la più frequente applicazione nel I sec. a.C. per poi affievolirsi progressivamente nella prima età imperiale. L'opus africanum è presente nelle pareti dell'anfiteatro. Inoltre si trova in alcuni muri di ambienti collocati nel settore orientale della Via Traiana, nello spazio compreso tra la strada e l'anfiteatro. In questo caso le pareti sono alte circa 1.5 m e sono state realizzate con l'adozione delle classiche catene verticali di grossi blocchi squadrati, ma con un riempimento di pietre piuttosto voluminose che a volte non sono legate da malta ma sistemate a secco tramite degli allineamenti più o meno orizzontali (anche in maniera disordinata). Non ci sono più edifici in opus africanum ad Egnazia ma, dal momento che le case del settore meridionale rispetto alla Via Traiana presentano lo stesso tipo di malta utilizzato nella costruzione dell'anfiteatro, è stata ipotizzata una presenza ben radicata di una popolazione punica. Questo anche in base al fatto che l'influenza cartaginese in Puglia si è sviluppata nel conflitto tra Roma e Cartagine (Egnazia fu occupata dalle truppe cartaginesi tra il 212 e il 211 a.C.). L'opus reticulatum ad Egnazia si trova nel criptoportico lungo le pareti laterali dell'ingresso attualmente inaccessibile (ma che costituiva l'ingresso principale quando il criptoportico fungeva da cunicolo sotterraneo di una superiore area santuariale in epoca augustea. L'opus reticulatum è stato realizzato anche per rivestire il cementizio del plinto terminale del Molo di Maestra (metà I sec. a.C. - metà I sec. d.C.). L'identica fattura del reticolato di questi due edifici porta a concludere che le due fabbriche siano state eseguite contemporaneamente. Inoltre questa tecnica si sviluppa in età tardo repubblicana e augustea e i suoi confini di sviluppo non vanno oltre quelli centro italici fermandosi in Campania; quindi la presenza del reticulatum nei due edifici egnatini sembra avvalorare l'ipotesi che tali opere siano state eseguite da maestranze campane pervenute in Puglia.
Una seconda fase, connessa al vasto programma politico sviluppato da Traiano è visibile con la sistemazione della via che da lui ha preso il nome. A questa fase risalgono la pavimentazione della Via Traiana, il "sacello delle divinità orientali", un "ambiente con vasca" a nord del sacello e alcuni setti murari collocati a ovest della via Traiana. Le tecniche costruttive utilizzate in questo periodo sono l'opus testaceum e l'opus vittatum mixtum. Dal punto di vista delle decorazioni è da notare come in questi due periodi, seppur distanti tra loro ben due secoli, non ci siano differenze e questo perché l'architettura romana in età traianea visse una specie di "revival augusteo", ritornando ai gusti decorativi propri della prima fase di monumentalizzazione della città. Per quanto concerne l'opus testaceum, ad Egnazia uno dei due pilastri attigui al sacello è tagliato ad un'altezza di 40 cm e mostra il blocco calcareo che ne costituisce l'anima, il cui perimetro viene rivestito in opus latericium (una novità in confronto al modo romano di edificarli, poiché l'anima del pilastro era realizzata con un nucleo di cementizio; il modello egnatino risente quindi sia della tecnica romana sia di quella indigena). Altre testimonianze sono offerte nel muro moderno artificiale edificato presso l'ingresso al criptoportico, nel versante superiore destro dell'attuale rampa di accesso alle gallerie sotterranee. È presente un setto murario di mattoncini rettangolari attualmente riverso sul bordo di una conca, che sembra essere stata una fontana, situata a sud-est e ad un'altezza più bassa di 1,30 m del piano d'ingresso (piano dell'esedra) della basilica episcopale. Una maggiore rilevanza assumono due pilastri in testaceum distanti 6 m uno dall'altro e perfettamente allineati, immediatamente a nord del sacello, che sembrano essere stratigraficamente attinenti al sacello così come al basolato della Via Traiana (e quindi riconducibili agli inizi del II sec. d.C.). Cronologicamente, la tecnica dell'opus vittatum mixtum si sviluppa con l'ampliamento della Via Traiana e con il suo passaggio per Egnazia, sempre verso gli inizi del II sec. d.C.. Tale tipo di opera sembra essere di diretta discendenza, ad Egnazia, delle tecniche affermatesi nell'ultima fase architettonica di Pompei. Un esempio è dato dai setti murari delle probabili terme di Egnazia; queste costruzioni presentano tale tecnica realizzata tramite delle porzioni di cortina in tufelli alternati a laterizi ordinatamente sovrapposti e legati da malta. I tufelli sono ben squadrati a formare delle file orizzontali di opera quadrata molto precisa a volte regolarizzata dalla malta oppure da qualche raro inserto di tegole rotte.


Fase augustea


Sull'acropoli viene edificato un tempio ellenistico, di tipo italico, con podio modanato, costruito nel III sec. a.C., mentre "a valle" si estendeva l'area destinata alle funzioni pubbliche; tale processo urbanistico fu pienamente compiuto alla fine del I sec. a.C.. L'opera di edificazione più imponente in questa fase è appunto legata a quello che si può considerare un Phrygianum o Metroon, ovvero un'ampia area santuariale, costruita alle pendici della collina sulla quale sorgeva l'acropoli, secondo un progetto in apparenza organico ed unitario. Quest'area al suo interno comprendeva vari edifici, quasi tutti di carattere religioso, dedicati al culto della dea Cibele (Magna Mater) e del dio Attis, suo padernos. La "Magna Mater" riveste un ruolo di fondamentale importanza in un periodo, quello augusteo, in cui vengono vietati i culti orientali, tranne quello di Cibele, dea atta a fermare le tendenze "orientalizzanti" dei Romani. Il Phrygianum conoscerà un nuovo periodo di splendore con gli Antonini, il cui interesse verso tali culti è dovuto all'inserimento di Egnazia nel circuito commerciale e culturale dell'urbe, per il suo passaggio dalla Via Traiana. In epoca tardoantica, con il prevalere del cristianesimo e la trasformazione della recente basilica civile in chiesa cristiana, il phrygianum sarà notevolmente rimaneggiato, il tempio di Cibele sarà distrutto, il teatro sacro coperto nel settore orientale e il Campus Magnae Matris invaso da strutture di vario genere. Tra le strutture di rilievo, nel phrygianum, ricordiamo:
Il cosiddetto anfiteatro: È un ampio recinto di forma ellissoidale (lungo 37 m, largo 25 m), con pareti in opus africanum coperte in alcuni punti da tracce di pittura e intonaco ormai quasi invisibili. I muri dell'edificio sono delimitati all'esterno da un camminamento lastricato percorribile per lunghi tratti. Verso N-E si nota una tribunetta in pietra, mentre a S-W i muri di spinta pseudo-radiali sono dotati di un doppio ingresso un sul lato della via Traiana e l'altro sul lato opposto. La sua forma ellissoidale lo rende leggermente schiacciato: la parte più stretta presenta una fila di sedili litici, riservati ai ceti sociali più alti, poiché il resto degli spettatori era in piedi e separati dall'arena da una staccionata lignea. In onore della dea Cibele si svolgevano i Megalenses o Ludi Megales : una settimana di spettacoli teatrali (pantomime che mettevano in scena la morte e resurrezione del dio Attis, che secondo la leggenda avveniva in primavera, come quella di Cristo). Alternativamente, si mettevano in scena negli altri giorni delle commedie greche. È quindi normale che il tempietto della dea sia affiancato dall'anfiteatro, che era funzionale alle celebrazione/rappresentazione nei giorni dei Megalenses. Architettonicamente, alcuni plinti del teatro sono in coerenza con quelli del tempietto, a segnare la continuità strutturale. All'interno del teatro sacro fu ritrovata nel 1963 una statuetta acefala in marmo riproducente l'effigie del dio Attis in posa ieratica.
Il Campus Magnae Matris
Il Tempietto di Cibele: Edificio in pianta quadrangolare allungata, i cui lati sono caratterizzati da blocchi parallelepipedi di opus africanum, alcuni dei quali in collegamento strutturale con i muri in opus africanum dell'anfiteatro. Il pavimento originario era stato realizzato in superficie con lastre di pietra o di marmo e doveva risalire all'età giulio-claudia, mentre la forma del podio con basso plinto probabilmente è di età tardorepubblicana. In epoca tardoantica l'area di questo tempio in antis venne rimaneggiata; in questo strato sono stati ritrovati frammenti litici di leoni (animale caratteristico nell'iconografia di Cibele), il kernos (vaso tipico dei mysteria metroaci), la maschera votiva e un bassorilievo di marmo raffigurante la Magna Mater in trono. Il tempio era in antis, ovvero con ante e colonnato di ordine dorico che sporgevano a destra e sinistra dell'entrata. I muri del tempietto erano decorati con affreschi di colore giallo, rosso, verde (tipici dell'arte egnatina), l'iconografia non è deducibile. All'interno doveva esserci la statua della dèa, dispersa probabilmente nel corso dei contrasti tra cristiani e pagani in epoca paleocristiana. In una discarica edilizia d'epoca greca è stata ritrovata una testa in pietra, in cui qualcuno vede il volto di Cibele.
Un ambiente con vasca: Presenta una vasca rivestita in calce idraulica; è collegato architettonicamente con il tempo di Cibele e comunica con il "sacello delle divinità orientali". Le funzioni ipotizzate per questa vasca sono:
- lustrale: serviva a purificarsi prima di entrare nel tempio o all'uscita dopo i sanguinosi riti; questo giustificherebbe la posizione dell'ambiente con vasca davanti al tempio in antis di Cibele;
- recipiente: conteneva i pesci sacri allevati in onore della dèa Syria;
- lavatio: con questo rito si rievocava il bagno lustrale della statua della dea Cibele al suo arrivo a Roma;
Sacello delle divinità orientali: È un'area rettangolare cui si accede tramite una soglia calcarea, in cui è presente basamento litico. Su tale basamento erano raffigurati strumenti musicali (due flauti, un timpano ed un cembalo), e sulla faccia principale una iscrizione a ricordare la sacerdotessa Flavia Cypare (sacerdotessa della Magna Mater et Syria Dea). Accanto, fu rinvenuta la testa marmorea del dio Attis, un altro rilievo marmoreo e un frammento fittile raffigurante Cibele. Per quanto riguarda la decorazione dell'edificio, rimanda al periodo augusteo; mentre di epoca adrianea sono la testa in marmo e la mano con syrinx (flauto) di Attis scoperta nel 1964.
Piazza porticata: È una piazza di forma quadrangolare irregolare, collegata a ovest con l'anfiteatro tramite un largo ingresso, a nord-ovest con il tempio di Cibele e a sud-est con il colonnato murato della stoà (porticato) ad L. È stata a lungo confusa con il foro (che invece è di fronte alla basilica civile). Deriva dalla connessione delle due stoà rettilinee che vengono chiuse con due bracci (è un porticato di ordine dorico, di epoca Augustea) e lastricata in pietra locale, tufo (di epoca traianea). La pavimentazione traianea viene realizzata in concomitanza con la realizzazione della Via Traiana (infatti, Prima della pavimentazione traianea esisteva già un altro lastricato). Consiste in pietra derivante da cave poste al di fuori di Egnazia, molto più resistente. In realtà la via Traiana, ad Egnazia, (come viene ricordato da Strabone) viene costruita intorno al 110 d.C. sulla via Minucia. Il criptoportico: risalente al I sec.; si tratta un criptoportico a quattro bracci, parzialmente scavato nella roccia, e coperto a volta.


Fase traianea


Al limite est si trovano tratti di mura in grossi blocchi di tufo (la cinta difensiva più antica), mentre all'interno di tutta la pianta romana sono state ritrovate molte cisterne per l'acqua piovana e tombe scavate nelle rocce.


Fase tardo-antica e ultime fasi


Presenta profondi rivolgimenti urbanistici, tanti edifici che rispecchiano l'importanza politica e religiosa della città paleocristiana. Al IV sec. d.C. è datata una fornace per materiali fittili, con camera di combustione sottostante, piano forato, cupola semisferica in collegamento con due stretti imbocchi; realizzata sulla cavità della fossa della tomba della sacerdotessa Tabara, è quindi sovrapposta al monumento messapico. In questo periodo Egnazia si sviluppa nel settore meridionale rispetto alla via Traiana, e presenta grandi complessi edilizi, spesso connessi con l'attività paleocristiana. Era in questo periodo città episcopale, sotto la giurisdizione del Vescovo Rufentius (che partecipò ai concili di papa Immaco); era uno dei segni della prosperità della città, che acquisiva potere religioso in contrasto con la decadenza di quello politico dell'impero. Il palazzo episcopale presenta un pavimento a mosaico (tessellatum). I culti orientali vengono dismessi e fisicamente cancellati; l'anfiteatro viene invaso da altre strutture, che ne cambiano la funzione, divenendo un foro boario, recinto atto alla vendita di animali. A questo periodo risalgono altre strutture, per lo più nel settore meridionale della città:
Basilica episcopale: ritrovata negli anni '70 da Elena Lattanzi; si articola in tre navate, transetto, abside e nartece. Gli scavi 2005/2006 hanno scoperto che in questa fase (V-VI sec. d.C.) esisteva già un'altra basilica precedente, sottostante (IV-V sec. d.C.); quella ritrovata durante gli scavi Lattanzi è un'ultima evoluzione, completata e arricchita con mosaici (sia di carattere geometrico che fitomorfo), trovati nella navata destra (poiché le altre sono eccessivamente rovinate). Il mosaico presenta tipica simbologia cristiana, come i vasi con i fori che sbocciano ecc. La distruzione risale probabilmente alla guerra greco-gotica tra Longobardi e Bizantini, ipotesi avallata dalle tracce di bruciato rinvenute (per via della guerra o per l'illuminazione a lucerne?). In questa basilica, che presenta anche un battistero, doveva risiedere il vescovo Rufentius Egnatinus.
Basilica Quagliati (o paleocristiana, o meridionale): databile tra il VI-VII sec. d.C. presenta sempre tre navate, e doveva sostituire quella episcopale perché incendiata. All'epoca era decaduta l'usanza di tenere fuori dalla chiesa i catecumeni, e manca il nartece (che comunque non è ancora stato scavato). La struttura ha dimensioni inferiori rispetto alla basilica episcopale, forse a testimonianza della diminuzione della popolazione. L'abside invade la carreggiata della traversa centrale che si diparte dalla Via Traiana, probabilmente interpretabile come un segno di rifacimento del quartiere, che ha portato alla inutilizzabilità della via. Queste prove si sposano bene con l'ipotesi della diminuzione della popolazione in seguito alla guerra o ad un evento sismico.


Ultime fasi


Sull'acropoli, tra VIII e X sec. d.C., fu edificato un imponente maschio, che assunse le funzioni di un castello; al suo interno comprende anche una cappella con abside semicircolare. In epoca altomedievale il borgo di Egnazia, dimenticando i fasti e la popolazione dei tempi antichi, si racchiuse in questa zona. Il periodo è politicamente complesso: il regno longobardo con capitale a Benevento, fronteggia l'impero bizantino, mentre Bari è un emirato arabo a partire dall'883 d.C.. Egnazia si trova a 50 km da Bari, Taranto e Brindisi, tutte all'epoca islamiche. Il castello fu realizzato con blocchi di reimpiego; nella parte in basso a destra presenta una cappella con abside. Tradizionalmente, alle scorrerie dei Goti viene attribuito l'abbandono di Egnazia, ma la vita continuò in aggregati di capanne sull'acropoli già fortificata, addossate al castello, sede delle nuove funzioni politico-amministrative. L'ultimissima fase di vita di Egnazia si protrae fino al X-XV sec., epoca a cui risalgono gli ultimi rinvenimenti di ceramiche. Successivamente, alcune famiglie nei secoli successivi sporadicamente si insediano nelle tombe a camera, riadattate ed ampliate per lo scopo. Il fenomeno verrà poi arginato dalla concentrazione degli abitanti verso Monopoli o Fasano. L'abbandono di Egnazia fu lento e progressivo, e la città sarà poi usata esclusivamente come cava di materiale edilizio di reimpiego per le costruzioni nelle suddette città.


Economia della città


Originariamente, le attività economiche erano simili a quelle di altri villaggi protostorici pugliesi: era praticata la caccia al cervo, anche per l'utilizzazione dei palchi per la lavorazione di oggetti quali zappette, spatole punteruoli, fuseruole; comune anche la caccia al cinghiale e al lupo, che veniva probabilmente ucciso in difesa del bestiame domestico. Non esistono resti che attestino la pratica della pesca, mentre grazie il rinvenimento di oggetti ornamentali realizzati con conchiglie forate è possibile ipotizzare una abbondante raccolta di molluschi, soprattutto a scopo alimentare. L'attività principale praticata, tuttavia, fu l'allevamento, soprattutto del maiale, del bue e degli ovicaprini. Veniva probabilmente effettuata una transumanza a breve raggio sulle colline immediatamente retrostanti l'insediamento. Erano coltivati grano ed orzo, oltre che raccolte olive e ghiande spontanee. Il clima era temperato umido nelle fasi antiche protoappenniniche, caldo nell'Appenninico e caldo umido nella tarda età del Bronzo. In epoca ellenistico-romana, una delle zone più importanti per comprendere le dinamiche economiche della città è sicuramente il porto, che in epoca tardo antica era atto ad ospitare magazzini e strutture commerciali. Sono state qui ritrovate zappe, aratri, ami ed anfore per l'olio e le olive. Tutta questa zona fu realizzata sui detriti che avevano invaso la città durante il maremoto (DA APPROFONDIRE). In questa zona si trovano anche fornaci, usate per la produzione di materiale ceramico di uso comune in argilla chiara (poi scurita dalla cottura e dallo smalto). Altro esempio ne è un salvadanaio, in argilla arancione e sovradipinto con pittura rossa a motivi geometrici. Tra le altre testimonianze, una lucerna in sigillata africana, che presenta un ictius, ovvero la raffigurazione di un pesce, con esplicito riferimento alla simbologia cristiana. In questa zona fu inoltre rinvenuto un anello d'oro, che presenta nella parte alta un edificio sormontato da un rubino. Recentemente si è compreso trattarsi di un anello di fattura mediorientale, probabilmente appartenuto ad un vescovo o a qualche impiegato alle sue dipendenze. L'edificio rappresentato presenta la tipica architettura della terrasanta.


La necropoli occidentale


Le tombe messapiche scoperte ad Egnazia presentano spesso decorazioni pittoriche attraverso le quali ci sono pervenute informazioni sulle loro concezioni cultuali e sulla teoria dell'aldilà, tra il IV e II sec. a.C.. Sono particolarmente interessanti sepolture di tipo familiare. L'alto tenore di vita ad Egnazia è messo in evidenza dalla presenza di numerose tombe a camera ed a semicamera. L'importanza di una tomba ad Egnazia è data da due fattori: la dimensione della tomba e la sua decorazione, a connotare la presenza di una classe sociale che era in grado di commissionare queste grandi tombe di carattere familiare, attestando inoltre l'esistenza di una fascia sociale di connotazione aristocratica. Maggiori informazioni riguardo la pittura funeraria si hanno nelle tombe della cosiddetta necropoli occidentale, mentre poco si sa della necropoli meridionale per la maggior parte ancora da scavare. La prima, che è stata sottoposta per secoli allo scavo clandestino dei "tombaroli", ed è situata al di fuori della città, ad ovest delle mura di fortificazione, è stata indagata ufficialmente a partire dal 1971 durante la costruzione del Museo Archeologico Nazionale, quando venne scoperta la Tomba del Melograno. Le tombe messapiche sono scavate nella pietra, grazie anche alla non elevata durezza della roccia locale (denominata carparo) e possono essere:
a fossa;
a camera (o ipogei, stanze sotterranee, scavate per intero nella pietra), suddivise nella tipologia A) a dromos (dal greco, corridoio) con piano coperto da lastroni e cella sepolcrale e B) a scalinata (intagliata nella roccia, con vestibolo e camera chiusa);
a semicamera (di dimensioni inferiori rispetto agli ipogei);
Di seguito è riportato il catalogo delle tombe rinvenute nella necropoli occidentale:
Ipogeo del pilastro
Ipogeo del melograno
Tomba 78/1
Tomba 78/3 ("tomba del banchetto")
Tomba 78/4
Tomba 79/8
Tomba 81/23 ("della fiaccola")
Tomba 82/1 ( "Labate")
Tomba 94/1
La tomba che sicuramente ha suscitato più interesse per le sue caratteristiche, è stata l'ipogeo del pilastro: fu rilevata una prima volta nel 1939 e una seconda nel 1963; è un ipogeo a due camere, una più grande dell'altra, collegate da un breve corridoio (dromos), attraversato da una scala metallica di accesso. Il corridoio e la camera più grande sono completamente intonacati e dipinti con riquadrature architettoniche, mentre la camera più piccola presenta una decorazione limitata ad un angolo ed estesa al soffitto. La tomba prende il suo nome dalla presenza di un pilastro con funzione statica nella camera più grande (e più antica). Di fronte all'ingresso vi è una nicchia con una specie di cancelletto in pietra, in cui venivano conservate le ossa. La decorazione pittorica è di carattere geometrico "a linee e a zone" e questa pittura serve ad enfatizzare l'aspetto architettonico della tomba. La seconda cella sepolcrale è stata creata successivamente e nella decorazione del soffitto è evidente un motivo che ricorda un "tappeto disteso" (tapis tendu). Poiché del corredo funebre non è stata rinvenuta alcuna traccia, per la datazione della camera più grande si ricorre alla presenza della nicchia con pseudo-cancello, assimilabile alla struttura della tomba 79/8, laddove la seconda camera potrebbe risalire al III sec. a.C. (data motivata dalla presenza del fregio marmorizzante esteso al soffitto piuttosto che alla parete, tipico degli edifici egnatini di quest'epoca).


Arte egnatina


Per quanto riguarda la pittura funeraria, la presenza di sepolture di vari periodi permette di affermare la loro presenza sia in ambito messapico che magno-greco. Si è notato come in alcuni ipogei di Egnazia si cerca di armonizzare la decorazione con l'architettura delle celle funerarie, infatti si conferisce una funzione alla banchina deposizionale ricoprendola con una zoccolatura rossa di base. È caratteristico della pittura funeraria lo stile a zone che nasce intorno al V sec. a.C. in Grecia e si diffonde nel IV e nel III sec. a.C. Si tratta di un tipo di decorazione, elaborata soprattutto a Taranto, principale città della Magna Grecia. Ci sono ancora una volta ad Egnazia caratteristiche proprie della cultura tarantina. Infatti, nella tomba 78/4 viene utilizzato dello stucco per sagomare una cornice parietale; di carattere tarantino è anche il ricavare una kline così come dare forma monocellulare all'ipogeo. L'influenza di Taranto si trova maggiormente espressa per l'architettura degli ipogei così come nella tecnica della decorazione a zone. La decorazione delle tombe predilige ornamentazioni vegetali con fregi e ramoscelli di tralcio ed edera, di corone e di foglie di loto. Inoltre le decorazioni risentono di un'omologazione religiosa costituita dalla pittura con una fiaccola accesa (tombe con queste decorazioni sono una a Taranto e una ad Egnazia). Da Egnazia hanno avuto origine i vasi in "ceramica Egnazia" (stile Gnathia), realizzati anche in diverse località della Puglia e dell'Italia meridionale nei secoli IV-III secolo a.C.. Lo stile di questi oggetti è nel fondo nero lucente, con sovrapitture bianche, gialle e rosse che descrivono motivi fitomorfi o geometrici, talvolta accompagnati da elementi dionisiaci o di costume.


TORRE CANNE NEL COMUNE DI FASANO.

Salento Torre Canne è una frazione del comune di Fasano (BR), a circa 8 km dal capoluogo comunale e a circa 50 km da Brindisi. Località marina con spiagge di finissima e bianca sabbia che rientra nel Parco Dune costiere da Torre Canne a Torre San Leonardo istituito nel 2006. Torre Canne è conosciuta principalmente per le salutari terme. Simbolo della frazione è il Faro che illumina a intermittenza la costa, le scogliere e tutto il mare.


DATI STATISTICI SU TORRE CANNE - SALENTO, PUGLIA.


STATO Italia
REGIONE Puglia
PROVINCIA Brindisi
COMUNE Fasano
COORDINATE GOOGLE 40° 51'N 17° 28'E
ALTITUDINE 0 m s.l.m.
NOME ABITANTI Fasanesi
SANTO PATRONO Sacro Cuore
PREFISSO TELEFONICO 080
CAP 72016

TORRE SAN LEONARDO NEL COMUNE DI OSTUNI.
TORRE POZZELLE NEL COMUNE DI OSTUNI.
TORRE VILLANOVA NEL COMUNE DI OSTUNI.
TORRE SANTA SABINA NEL COMUNE DI CAROVIGNO.

Torre Santa Sabina è una località balneare frazione del comune di Carovigno, in provincia di Brindisi.


Geografia


Si trova a circa 23 km dal capoluogo se si decide di percorrere in direzione sud-est nord-ovest la vecchia via Traiana, odierna strada statale 379, che costeggia il mare Adriatico.
Le distanze dalle città vicine sono:
8 km da Carovigno
14 km da Ostuni
15,3 km da San Vito dei Normanni
24 km da San Michele Salentino
26,4 km da Brindisi


Storia


Salento Frammenti ceramici rinvenuti sui fondali testimoniano che il sito è stato utilizzato come approdo della Carbina ca fin dal VII secolo a.C. In periodo bizantino il suo territorio era cosparso di insediamenti rupestri e il nome di Santa Sabina deriverebbe dal culto dedicato a questa Santa in una delle cripte allora esistenti. Nel Medioevo fu sede di un ospedale dei Cavalieri Teutonici, i quali forse costruirono la prima torre. Un inventario di Raimondo Orsini del Balzo della fine del Trecento menziona in questa località una torre distrutta.


La Torre


La Torre di Santa Sabina è una delle 3 torri a forma ottagonale a cappello da prete della Puglia, oltre a quelle di Torre San Giovanni e di San Pietro in Bevagna. In particolare la torre di Santa Sabina ha forma stellare a quattro spigoli orientati verso i punti cardinali, con coronamento merlato. Comunica visivamente con Torre Pozzelle a nord e con Torre Guaceto a sud. Potrebbe essere stata edificata nei primi anni del XV secolo, come torre di controllo del porticciolo, dai principi di Taranto; venne poi demanializzata dalla Regia Corte nel XVI secolo secondo le disposizioni del viceré Pedro Afan de Ribera entrando a far parte del circuito di torri di avvistamento antisaraceno. Ritornò in mani privati quando fu acquistata dalla famiglia Dentice di Frasso che recentemente l'ha venduta ad altri privati. Attualmente è oggetto di un restauro conservativo.


Turismo


Località prettamente dedita al turismo balneare, presenta qualche decina di abitanti durante il resto dell'anno. Presenta diverse infrastrutture alberghiere e soprattutto numerosi ristoranti, bar e pub tanto da essere considerato il luogo elettivo della movida carovignese.


Spiagge


Le spiagge più famose di Torre Santa Sabina sono:
La Mezzaluna
Le tre calette
Lo scoglio del cavallo


DATI STATISTICI SU TORRE SANTA SABINA - SALENTO, PUGLIA.


STATO Italia
REGIONE Puglia
PROVINCIA Brindisi
COMUNE Carovigno
COORDINATE GOOGLE 40° 44'N 17° 44'E
PREFISSO TELEFONICO 0831
CAP 72012

TORRE GUACETO NEI COMUNI DI CAROVIGNO E BRINDISI

Riserva naturale statale Torre Guaceto


La Riserva naturale statale Torre Guaceto è una riserva naturale statale situata sulla costa adriatica dell'alto Salento, a pochi chilometri dai centri di Carovigno e San Vito dei Normanni e 27 da Brindisi.


Storia


Salento Le prime azioni a tutela di Torre Guaceto risalgono al 1970 quando la marchesa Luisa Romanazzi Carducci dalla sua entrata nel direttivo nazionale del WWF Italia, fece sì che l'associazione prendesse a cuore questo territorio. Sventati negli anni successivi ipotesi di realizzazione di una centrale nucleare e di una lottizzazione a fini turistici, il 18 maggio 1981 il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, visto il decreto del Presidente della Repubblica del 13 marzo 1976 recepente la convenzione internazionale di Ramsar del 2 febbraio 1975, dichiara Torre Guaceto zona umida di interesse internazionale. Nel 1987 il WWF Italia, su incarico del Ministero della Marina Mercantile, realizza il piano di fattibilità per l’istituzione di una riserva marina a Torre Guaceto che diventa realtà il 4 dicembre 1991 con decreto ministeriale dello stesso ministero. L’area marina protetta è affidata alla capitaneria di porto di Brindisi. Nell’ambito del programma comunitario “Natura 2000” e del relativo programma italiano “Bioitaly”, la Regione Puglia ai sensi della Dir. 92/43 CEE “Habitat” propone Torre Guaceto come Sito di Importanza Comunitaria (pSIC) denominandolo Torre Guaceto Macchia San Giovanni (sigla IT9140005). Sempre la Regione Puglia individua la zona umida di Torre Guaceto come zona di protezione speciale (ZPS) (sigla IT9140008) ai sensi della Dir. 79/409 CEE “Uccelli”. Per quanto sopra detto il Ministero dell’Ambiente con decreto ministeriale del 4 febbraio 2000 istituisce la riserva naturale dello Stato di Torre Guaceto. Il decreto istitutivo individua all’art. 4 l’organismo di gestione in un consorzio misto fra l’Amministrazione Comunale di Brindisi, l’Amministrazione Comunale di Carovigno e l’associazione protezionistica senza fini di lucro [WWF Italia. Sempre nello stesso articolo il decreto individua nello stesso consorzio l’organismo di gestione della riserva naturale marina di Torre Guaceto.


Il soggetto gestore


Il Consorzio di Gestione è stato costituito, dai Comuni di Brindisi e Carovigno e dall’Associazione Italiana per il WWF for Nature Onlus, nel dicembre 2000 con la finalità di gestire l’area protetta, sia terrestre sia marina denominata “Torre Guaceto”, istituita con Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio (G.U. n. 124 del 30/05/2000) e delle aree limitrofe ad esse connesse. L’art. 4 di tale decreto afferma che all'organismo individuato dall'atto della sua costituzione è attribuita, altresì, la gestione della riserva naturale marina Torre Guaceto. Persegue le finalità espresse nell’art. 2 del suddetto decreto e in particolare:
La conservazione delle caratteristiche ecologiche, floro-vegetazionale, faunistiche, idrogeomorfologiche e naturalistico-ambientali;
La gestione degli ecosistemi con modalità idonee a realizzare un’integrazione tra uomo e ambiente naturale, anche mediante la salvaguardia dei valori antropologici, archeologici, storici e architettonici e delle attività agro-silvo-pastorali e tradizionali;
il restauro ambientale degli ecosistemi degradati;
la promozione delle attività compatibili con la conservazione delle risorse naturali della riserva:
la realizzazione di programmi di studio e ricerca scientifica, con particolare riferimento ai caratteri peculiari del territorio:
la realizzazione di programmi di educazione ambientale.
Intende, inoltre, perseguire la promozione e l’organizzazione della formazione professionale allo scopo di favorire l’incremento occupazionale locale. Sono organi del Consorzio di Gestione:
l’assemblea consortile;
il consiglio di amministrazione;
il presidente;
i vicepresidenti;
il collegio dei revisori.


Territorio


La Riserva Naturale dello Stato di Torre Guaceto si estende per circa 1.200 ha presentando un fronte marino che si sviluppa per 8.000 mt. L’area è configurata come un rettangolo più o meno regolare, con una profondità media di 3.000 metri, attraversata e divisa dalla strada statale 379. I sistemi che si sviluppano a monte e a valle della strada statale sono profondamente diversi. A monte permane un sistema agricolo tipico della zona, posto in continuità con la copertura vegetale esterna alla Riserva. A monte, infatti, permane un sistema agricolo tipico della zona altosalentina, posto in grande continuità con la copertura vegetale esterna alla riserva. Grandi oliveti secolari attentamente mantenuti divisione degli appezzamenti e limitazione delle strade realizzate con muretti a secco di pietra locale ed ancora negli oliveti, terreni rossi, non coperti da vegetazione e non interessate da altre culture. La bonifica dei terreni (risalente al 1931) ne ha determinato la regolarizzazione dei confini e della struttura viaria di servizio, la divisione in piccole proprietà, la realizzazione di modesti edifici colonici annessi (attualmente se ne contano circa centocinquanta). L’immagine dell’area a monte della superstrada è dunque quella di un ambito agricolo di bonifica, caratterizzato dalla presenza diffusa di oliveti, seminativi ed ortaggi e perlopiù privo di ambiti naturalisticamente qualificati, se non per piccoli appezzamenti marginali. Nell’area posta a valle della superstrada i terreni hanno una connotazione più naturale. Qui sono riconoscibili due tratti principali. In primo luogo, nella parte prossima al mare e per circa metà della lunghezza della costa protetta della riserva vi è un apparato dunale imponente, concluso verso terra da una fitta macchia mediterranea. Una significativa varietà di ambiti diversificati si succedono in questo tratto costiero per alcune centinaia di metri verso l’entroterra. Al suo interno vi sono piccole zone umide che si formano durante e dopo le piogge e che scompaiono nei periodi più caldi, ed alcune risorgive di acqua dolce anche esse stagionali. La successione spaziale spiaggia, duna, macchia mediterranea si conclude con aree agricole (prevalentemente orticole) ed alcuni rimboschimenti di non grande qualità. Il secondo tratto costiero, che si sviluppa verso sud, non presenta né dune né spiaggia. Si caratterizza come una costa bassa e rocciosa, con piccole spiaggette ed una vegetazione che si spinge fin sulla linea di costa. La zona che si sviluppa alle spalle del promontorio della Torre di Guaceto è stata interessata, in passato, da una bonifica dei terreni di cui rimane traccia nei segni lasciati dai canali. Tale bonifica servì a far defluire le acque che si accumulavano in questa zona a causa della ridotta acclività del terreno e all’affioramento della falda di acqua dolce. Ciononostante, una parte dell’area è sempre rimasta umida. Una volta abbandonato l’uso agricolo dei terreni bonificati, le acque hanno nuovamente allagato interi settori, creando specchi d’acqua permanenti. Successivamente la crescita dei canneti ha chiuso parzialmente le superfici libere delle acque. Il sistema che n’è scaturito riviste un grande interesse da punto di vista ambientale, essendo luogo di passo di numerose specie di avifauna ed, inoltre, essendo caratterizzato dalla presenza costante di uccelli, anfibi ed insetti connessi ai sistemi umidi. La parte di territorio posto a valle del tracciato della superstrada è caratterizzata da una bassa densità insediativa: sulla costa si trovano gli edifici di Punta Penna Grossa e di Torre di Guaceto, mentre nell’immediato entroterra l’edificato è costituito dalla casa del guardiano e, oltre la macchia da alcune case coloniche. Oltre ciò, sono presenti i ruderi delle strutture di un campeggio risalente agli anni ‘80 attrezzatura da sempre inutilizzata e che, abbandonata definitivamente all’azione distruttiva del tempo e degli agenti atmosferici, è attualmente oggetto di atti di vandalismo che ne minano il già precario stato di conservazione.


Come raggiungere Torre Guaceto


L’Area Marina Protetta e Riserva Naturale dello Stato di Torre Guaceto è situata a 17 km a nord di Brindisi, in territorio di Carovigno. Il Centro Visite è facilmente raggiungibile percorrendo la SS 379 Bari-Brindisi e prendendo l’uscita Serranova al km 35.


DATI STATISTICI SU TORRE GUACETO - SALENTO, PUGLIA.


TIPO AREA Riserva Statale
CODIFICA EUAP EUAP1075
STATO Italia
REGIONE Puglia
PROVINCIA Brindisi
COMUNE Brindisi, Carovigno
CLASSIFICAZIONE INTERNAZIONELE Xxx
PROVVEDIMENTI ISTITUTIVI D.I. 04.12.91, D.M. 04.02.00
SUPERFICIE A TERRA 1.016 ha
SUPERFICIE A MARE 2.227 ha
GESTORE Consorzio di Gestione di Torre Guaceto, Consorzio tra i Comuni di Brindisi e Carovigno e l' Associazione di protezione ambientale WWF Italia

TORRE TESTA NEL COMUNE DI BRINDISI
TORRE PENNA NEL COMUNE DI BRINDISI
TORRE CAVALLO NEL COMUNE DI BRINDISI
TORRE MATTARELLE NEL COMUNE DI BRINDISI
TORRE SAN GENNARO NEL COMUNE DI TORCHIAROLO.

TORRI COSTIERE DEI COMUNI SALENTINI APPARTENENTI ALLA PROVINCIA DI LECCE.


TORRE SPECCHIOLLA NEL COMUNE DI LECCE, FRAZIONE CASALABATE.

Casalabate


Casalabate è una località balneare salentina, frazione di Lecce. È un piccolo borgo di pescatori e stabilimenti balneari, che nel periodo estivo si trasforma in luogo di villeggiatura accogliendo centinaia di turisti. Dista circa 15 Km da Lecce.


Torre Specchiolla


Sulla scogliera di Casalabate si erge l'antica torre di avvistamento Torre Specchiolla, perfettamente conservata. La torre presenta una struttura troncopiramidale a base quadrata con una leggera scarpatura. Venne innalzata intorno al XVI secolo come difesa contro gli attacchi dei Saraceni. La torre è a due piani, divisi da un marcapiano, e presenta dodici caditoie "a filo di scarpa".



DATI STATISTICI SU TORRE SPECCHIOLLA - SALENTO, PUGLIA.


STATO Italia
REGIONE Puglia
PROVINCIA Lecce
COMUNE Lecce
COORDINATE GOOGLE 40° 30'N 18° 07'E
ALTITUDINE 2 m s.l.m.
ABITANTI 67
PREFISSO TELEFONICO 0832
CAP 73100

TORRE RINALDA NEL COMUNE DI LECCE.

Torre Rinalda è una località balneare salentina, frazione di Lecce. La località prende il nome dall'omonima Torre cinquecentesca fatta costruire dagli Spagnoli per difendere il Salento dagli attacchi dei pirati Saraceni. A poca distanza da Torre Rinalda, nell'entroterra, si trova la splendida Abbazia di Santa Maria delle Cerrate


La Torre


L'antica torre di avvistamento, oggi ridotta ad un rudere, presenta una struttura troncopiramidale a base quadrata. Venne innalzata intorno al XVI secolo utilizzando blocchi di carparo regolari. Nonostante il pessimo stato di conservazione sono ancora visibili due finestrelle che fungevano anche da feritoie, poste rispettivamente sul lato che guarda il mare e sul lato nord. Si intravede ancora una parte della volta a botte ormai quasi completamente crollata.


DATI STATISTICI SU TORRE RINALDA - SALENTO, PUGLIA.


STATO Italia
REGIONE Puglia
PROVINCIA Lecce
COMUNE Lecce
COORDINATE GOOGLE 40° 29'N 18° 10'E
ALTITUDINE 2 m s.l.m.
ABITANTI 37
PREFISSO TELEFONICO 0832
CAP 73100

TORRE CHIANCA NEL COMUNE DI LECCE.

Salento Torre Chianca è una località balneare salentina, frazione di Lecce. La località prende il nome dall'omonima Torre cinquecentesca fatta costruire dagli Spagnoli per difendere il Salento dagli attacchi dei pirati Saraceni. Nasce come discendente del vicino borgo di Case Simini, località del comune di Lecce appena più nell'entroterra. Di particolare interessse naturalistico sono i bacini Idume e Fetida, dove crescono alghe characce e brasca pettinata. Qui si getta nel mare il fiume sotterraneo Idume. Lungo le sponde sono presenti fitti canneti, una "steppa salata" di Salicornia annuale e piante quali il narciso nostrale. Nel mare a pochi metri di profondità sono ben visibili una serie di colonne di marmo cipollino risalenti al II secolo a.C.


La Torre


L'antica torre di avvistamento, iniziata a costruire nel 1569, è una delle più imponenti di tutta la costa salentina, alta 18 metri e con i lati lunghi 15,60 metri ciascuno; durante la Seconda Guerra Mondiale, fu utilizzata come postazione di artiglieria.


DATI STATISTICI SU TORRE CHIANCA - SALENTO, PUGLIA.


STATO Italia
REGIONE Puglia
PROVINCIA Lecce
COMUNE Lecce
COORDINATE GOOGLE 40° 28'N 18° 12'E
ALTITUDINE 2 m s.l.m.
ABITANTI 38
PREFISSO TELEFONICO 0832
CAP 73100

TORRE VENERI NEL COMUNE DI LECCE.
TORRE SAN CATALDO NEL COMUNE DI LECCE.
TORRE SPECCHIA RUGGERI NEL COMUNE DI VERNOLE.

Torre Specchia è una località balneare sul Mar Adriatico, tra San Cataldo e San Foca, frazione e marina del comune di Melendugno in provincia di Lecce. Durante l'estate è frequentata da turisti ed abitanti che occupano le case e il villaggio, costruiti negli ultimi anni. Sulla costa si erge una torre a base quadrata con forma tronco piramidale, "Torre Specchia Ruggeri", che fu costruita nel 1568 a difesa del territorio, contro pirati e invasori saraceni che infestavano la zona e minacciavano l'entroterra dal mare. La costa di Torre Specchia, per lo più bassa, è costituita da lingue rocciose, ricche di vegetazione mediterranea, tra le quali si aprono piccole baie sabbiose e insenature ricche di scogli.


DATI STATISTICI SPECCHIA RUGGERI - SALENTO, PUGLIA.


STATO Italia
REGIONE Puglia
PROVINCIA Lecce
COMUNE Melendugno
COORDINATE GOOGLE 40° 19'N 18° 23'E
PREFISSO TELEFONICO 0832
CAP 73026

TORRE SAN FOCA NEL COMUNE DI MELENDUGNO.

San Foca è una località costiera del Salento, parte della marina di Melendugno, di cui è frazione, in provincia di Lecce. È situata tra Torre Specchia Ruggeri e Roca Vecchia, sul Mare Adriatico. Il suo porto turistico è uno dei più importanti del litorale compreso fra Brindisi e Otranto. La costa nel territorio della marina è rocciosa ed è caratterizzata da due insenature sabbiose (a nord e a sud del porto). Nell'insenatura nord sono presenti alcuni scogli con dimensione da uno a trenta metri. Il più famoso prende il nome di Scoglio dell'otto per via della sua forma caratteristica.


DATI STATISTICI TORRE SAN FOCA - SALENTO, PUGLIA.


STATO Italia
REGIONE Puglia
PROVINCIA Lecce
COMUNE Melendugno
COORDINATE GOOGLE 40° 18'N 18° 24'E
PREFISSO TELEFONICO 0832
CAP 73026

TORRE ROCA VECCHIA NEL COMUNE DI MELENDUGNO.
TORRE DELL'ORSO NEL COMUNE DI MELENDUGNO.

Salento Torre dell'Orso è una località balneare del Salento, marina di Melendugno, in provincia di Lecce. Nota per l'ampia spiaggia di finissima sabbia color argento, Torre dell'Orso vanta un mare particolarmente limpido per le correnti del Canale d'Otranto. Grazie a questa caratteristica d'estate la località è frequentata da molti turisti ed è stata più volte premiata con la Bandiera Blu d'Europa per la trasparenza e la pulizia del mare.

Topomastica


Il toponimo deriva dalla presenza, sulla costa, di una torre del XVI secolo utilizzata in passato per avvistare le navi turche dirette verso il Salento. Secondo alcune ipotesi orso farebbe riferimento alla foca monaca. Più verosimilmente sarebbe da ricondurre a Urso, cognome del probabile proprietario dell'agro nell'antichità.

Geografia


Presso la spiaggia, tra due scogliere sotto la vecchia torre, si trovano basse dune con una pineta, attraversata da un corso d'acqua chiamato Brunese. La scogliera è ricca di grotte all'interno delle quali sono stati rinvenuti antichi graffiti in latino e greco, testimonianze di fede dei naviganti. Si ricorda la grotta di San Cristoforo. Nell'estremo sud della baia di Torre dell'Orso, a poca distanza dalla spiaggia, si incontrano due faraglioni vicini e simili detti Le due Sorelle. Secondo la leggenda il nome deriva dalla somiglianza di due sorelle che vivevano in un paese del Salento e che un giorno decisero di sottrarsi alle fatiche quotidiane e di cercare refrigerio nel mare. Giunte a Torre dell'Orso, si tuffarono da una rupe e gli Dei, mossi da compassione, le tramutarono nei due suggestivi faraglioni.

Storia


Recenti studi hanno accertato che la baia in passato costituiva il porto dell'antica città-santuario di Roca, ed era uno scalo fondamentale dei naviganti che giungevano o si recavano sull'altra sponda adriatica. In particolare, la rotta che collega la baia di Valle dell'Orso (40°18'53,46''N 19°22' 43,97''E), in Albania, e la baia di Torre dell'Orso (40°16'17.53''N 18°25'51,60''E) costituisce il percorso più breve (circa 80 km) che i naviganti possano compiere. Nel 44 a.C. Ottaviano Augusto, che si trovava ad Apollonia per studiare lettere greche, avuto notizia dell'uccisione di Cesare e temendo disordini nel porto di Brindisi, seguì probabilmente questa rotta per giungere nella più sicura città di Lupiae e da qui recarsi a Roma. Dimostrata l'esistenza di questa rotta, appare naturale che Virgilio avesse in mente questi luoghi (e non Porto Badisco o Santa Maria di Leuca, come ritenuto dai successivi commentatori) quando descrisse l'approdo nel Salento di Enea, partito dai monti Acrocerauni in Albania, onde a le spiagge si fa d'Italia il più breve tragitto.
« E di vèr l'Orïente un curvo seno
in guisa d'arco, a cui di corda in vece
sta d'un lungo macigno un dorso avanti,
ove spumoso il mar percuote e frange.
Ne' suoi corni ha due scogli, anzi due torri,
che con due braccia il mar dentro accogliendo,
lo fa porto e l'asconde; e sovra al porto
lunge dal lito è 'l tempio. »
(Virgilio - Eneide, libro III. Traduzione di Annibal Caro)


DATI STATISTICI SU TORRE DELL'ORSO - SALENTO, PUGLIA.


STATO Italia
REGIONE Puglia
PROVINCIA Lecce
COMUNE Melendugno
COORDINATE GOOGLE 40°16'17.53''N 18°25'51,60''E
ALTITUDINE 16 m s.l.m.
ABITANTI 73
PREFISSO TELEFONICO 0832
CAP 73026

TORRE SANTA ANDREA NEL COMUNE DI MELENDUGNO.

Salento Torre Sant'Andrea è una località balneare del Salento, frazione e marina del territorio comunale di Melendugno, in provincia di Lecce. Sant'Andrea è sovrastato da una grande e fresca pineta che arriva fino ai Laghi Alimini. Approdo di pescatori situato sul Mare Adriatico, a 2 km dalla più nota località balneare di Torre dell'Orso, dista 15 km in direzione nord da Otranto e 20 km da Lecce. Molto noti sono i suoi faraglioni che attraggono grandi quantità di turisti e amanti dei paesaggi incontaminati. È stata premiata più volte con la Bandiera Blu d'Europa per la limpidezza delle acque. Nel 2000 fu scelta come location per uno spot televisivo della compagnia telefonica Wind. E' presente il rudere della torre cinquecentesca omonima.


DATI STATISTICI SU TORRE DELL'ORSO - SALENTO, PUGLIA.


STATO Italia
REGIONE Puglia
PROVINCIA Lecce
COMUNE Melendugno
COORDINATE GOOGLE 40°15'N 18°27'E
PREFISSO TELEFONICO 0832
CAP 73026
TORRE FIUMICELLI NEL COMUNE DI OTRANTO.

Torre Fiumicelli è una torre costiera situata in territorio di Otranto nei pressi delle spiagge dei Laghi Alimini. Fu costruita nel 1582 dal leccese Martino Cayzza sotto l'incarico dell'allora governatore della Terra d'Otranto, Ferdinando Caracciolo per far fronte ai saccheggi dei Turchi che avevano devastato la città di Otranto e gran parte del territorio salentino nel 1480. Presenta una forma cilindrica ed è in un cattivo stato conservativo.


TORRE SANTO STEFANO NEL COMUNE DI OTRANTO.

Torre Santo Stefano è una torre sita poco più a nord di Otranto. La torre ha dato il nome alla località e alla baia che sorge in quel punto. Edificata a partire dal 1567 dal maestro leccese Paduano Baxi fu parzialmente distrutta durante la II guerra mondiale e oggi rimangono in piedi solo due lati contrapposti. La costruzione è in blocchi regolari di carparo.


TORRE DEL SERPE NEL COMUNE DI OTRANTO.

Salento Torre del Serpe (o Torre dell'Idro) è una torre di avvistamento sulla costa salentina nei pressi di Otranto. Si ritiene che la sua costruzione risalga al periodo romano e che la torre avesse la funzione di faro. Il nome è legato ad un'antica leggenda che racconta di un serpente che ogni notte saliva dalla scogliera per bere l'olio che teneva accesa la lanterna del faro. Un'altra leggenda narra che pochi anni prima della presa di Otranto nel 1480 i saraceni si erano diretti verso la città salentina per saccheggiarla, ma anche in quell'occasione il serpente, avendo bevuto l'olio, aveva spento il faro. I pirati senza punti di riferimento passarono oltre e attaccarono la vicina Brindisi. La torre, di forma cilindrica ed oggi parzialmente diroccata, è uno dei simboli di Otranto e compare sullo stemma della città.


TORRE DELLE ORTE NEL COMUNE DI OTRANTO.

Salento La torre dell'Orte è una torre costiera situata sul litorale salentino a sud di Otranto, nei pressi di Capo d'Otranto, il punto più orientale d'Italia. Si tratta di una costruzione risalente al XVI secolo, edificata da maestranze di Otranto con lo scopo di difendere il territorio circostante dagli attacchi dei Saraceni. Nel 1826 la struttura difensiva venne incorporata nella masseria omonima di cui fungeva da magazzino. È interamente costruita in carparo ed ha una forma troncopiramidale. La torre era in comunicazione con la torre del Serpe, a nord e a sud con torre Palascia, oggi crollata.


TORRE PALASCIA NEL COMUNE DI OTRANTO.

Torre Palascìa era una torre di avvistamento situata sulla costa salentina a Capo d'Otranto, punto più orientale d'Italia. Venne costruita dai militari di Carlo V, dato il punto fortemente strategico, intorno al 1560 per far fronte ai pericoli provenienti dal mare. Scomparso il pericolo turco, la torre fu abbandonata e nel giro di pochi decenni divenne poco più di un rudere. Venne completamente rasa al suolo per far posto, nel 1869 alla costruzione di un faro.


TORRE SANT'EMILIANO NEL COMUNE DI OTRANTO.

Salento Torre Sant'Emiliano è una torre costiera del Salento posta sul litorale di Otranto a metà strada fra Punta Palascia e Porto Badisco. E' posizionata a 50 metri s.l.m. Costruita nel XVI secolo durante il regno di Carlo V aveva funzioni difensive come tutte le altre torri costiere. Ha una forma troncoconica e misura 9 metri di diametro. Necessita di un restauro in quanto sono presenti segni di cedimento. Comunicava a nord con Torre Palascia e a sud con la torre che sorgeva a Porto Badisco.


TORRE BADISCO NEL COMUNE DI OTRANTO.

Torre Badisco era una torre costiera con funzioni difensive che sorgeva nei pressi della località di Porto Badisco. Della struttura, costruita intorno al 1500 da Carlo V, non ne rimangono tracce.


TORRE MINERVINO NEL COMUNE DI SANTA CESAREA TERME.

Salento Torre Minervino così chiamata perché l'Universitas di Minervino partecipò alle spese per la sua realizzazione, è un'opera di fortificazione e di difesa dalla costa adriatica salentina risalente al '500, durante la dominazione spagnola. La sua costruzione fu ordinata da Carlo V in seguito agli attacchi dei saraceni. Si trova nel comune di Santa Cesarea Terme, nota località turistica e termale, ed è posizionata a 66 metri s.l.m. sulla scogliera che degrada a picco sul mare in località Villaggio Paradiso. La sua posizione è fondamentale perché permetteva di scrutare il mare fino a Punta Palascia, il punto più orientale d'Italia. Comunicava anticamente con la scomparsa Torre Badisco e con Torre Specchia di Guardia rispettivamente a nord e a sud.


TORRE SPECCHIA DI GUARDIA NEL COMUNE DI SANTA CESAREA TERME.

Torre Specchia di Guardia è una torre di avvistamento posta a centoquindici metri sul livello del mare nel comune di Santa Cesarea Terme. Fu costruita nel XVI secolo per la difesa della costa salentina dai Saraceni. Presenta una struttura circolare con uno stile architettonico molto semplice. La struttura non è visitabile ed è difficilmente visibile in quanto posta su un altura ricoperta da pini e macchia mediterranea. La si intravede percorrendo la litoranea Santa Cesarea Terme - Porto Badisco - Otranto. In passato comunicava a sud con Torre Santa Cesarea e a nord con Torre Minervino.


TORRE SANTA CESAREA NEL COMUNE DI SANTA CESAREA TERME.

Torre Santa Cesarea è una torre costiera situata nelle alture poste a ridosso del centro di Santa Cesarea Terme a 110 metri sul livello del mare. E' una delle tante torri difensive che sono sparse per tutta la costa salentina e che servivano da vedetta contro le incursioni dei Saraceni. Costruita nel XVI secolo è di forma circolare con un altezza di circa 8 metri. Necessita di un intervento di restauro e consolidamento ed è difficilmente raggiungibile a causa delle impervie condizioni territoriali. Comunicava a nord con Torre Specchia di Guardia e a sud con Torre Miggiano.


TORRE MIGGIANO NEL COMUNE DI SANTA CESAREA TERME.

Porto Miggiano


Salento Torre Sant'Andrea è una località balneare del Salento, frazione e marina del territorio comunale di Melendugno, in provincia di Lecce. Sant'Andrea è sovrastato da una grande e fresca pineta che arriva fino ai Laghi Alimini. Approdo di pescatori situato sul Mare Adriatico, a 2 km dalla più nota località balneare di Torre dell'Orso, dista 15 km in direzione nord da Otranto e 20 km da Lecce. Molto noti sono i suoi faraglioni che attraggono grandi quantità di turisti e amanti dei paesaggi incontaminati. È stata premiata più volte con la Bandiera Blu d'Europa per la limpidezza delle acque. Nel 2000 fu scelta come location per uno spot televisivo della compagnia telefonica Wind. E' presente il rudere della torre cinquecentesca omonima.


Torre Miggiano


Torre Miggiano risale al XVI sec. e si trova collocata su uno scoglio che degrada direttamente nel mare. Si raggiunge agevolmente percorrendo la litoranea che collega Santa Cesarea Terme con Castro. La struttura è in ottimo stato di conservazione essendo recentemente stata restaurata. Ha un basamento troncoconico e un corpo quasi cilindrico, è realizzata con conci regolari e venne dotata di alcune caditoie e di un coronamento in controscarpa. Oltre al cordolo poi si aprono anche delle feritoie per le artiglierie. Tale torre comunicava a nord con Torre Santa Cesarea e a sud con Torre Diso. In caso di attacchi la torre poteva essere lasciata incustidita, in quanto Torre Santa Cesarea, posta in alto riusciva a comunicare con le difese di Castro che a loro volta comunicavano con Torre Diso.


Eventi


Nella località ogni anno a fine luglio si tiene la festa del pesce organizzata dalla pro-loco di Santa Cesarea Terme.


DATI STATISTICI SU TORRE MIGGIANO O PORTO MIGGIANO - SALENTO, PUGLIA.


STATO Italia
REGIONE Puglia
PROVINCIA Lecce
COMUNE Santa Cesarea Terme
COORDINATE GOOGLE 40°02'N 18°28'E
ALTITUDINE 10 m s.l.m.
ABITANTI 10
PREFISSO TELEFONICO 0836
CAP 73020

TORRE DISO NEL COMUNE DI CASTRO.

Torre Diso è una torre costiera posta sul litorale del Salento nel comune di Castro. Come la maggiorparte delle torri costiere venne costruita agli inizi del XVI secolo da Carlo V per difendere il Salento dalle incursioni dei Saraceni. Sorge su una serra alta circa 110 m ed è in parte crollata. In passato comunicava con a nord con Torre Miggiano e a sud con Torre Capo Lupo.


TORRE CAPO LUPO NEL COMUNE DI DISO.

Torre Capo Lupo chiamata così dal nome del caporale che qui risiedeva, è una torre costiera posta nel comune di Diso nella località di Marina di Marittima a 105 m sul livello del mare. E’ una delle torri costiere più antiche del Salento risalente alla fine del XV secolo. Fu costruita a scopo difensivo contro le incursioni dei Saraceni. Ha una forma cilindrica con un'altezza di poco superiore i 7 metri. Ricade in proprietà privata ed è in forte stato di degrado. Comunicava a nord con Torre Diso, nel comune di Castro e a sud con Torre Porto di Ripa, situata nel comune di Andrano.


TORRE DI ANDRANO NEL COMUNE DI ANDRANO.
TORRE SASSO NEL COMUNE DI TRICASE.
TORRE DI PORTO DI TRICASE NEL COMUNE DI TRICASE.
TORRE PALANE O PLANE NEL COMUNE DI TRICASE.

Marina Serra


Salento Marina Serra è una località balneare della Provincia di Lecce appartenente amministrativamente al comune di Tricase. Si trova sulla costa adriatica a due km da Tricase. Il paesaggio, caratterizzato dalla presenza di scogliere, insenature, vegetazione mediterranea e mare trasparente, è dominato dal Promontorio del Calino, detto anche "Belvedere" in virtù del panorama offerto. A Marina Serra si trova anche la Grotta Matrona, acccessibile solo dal mare, mentre a poca distanza un'insenatura ricavata nell'arenaria crea un'ambiante chiamato "La Piscina" con la suggestiva Grotta dei Monaci. Ricavato nella roccia anche un piccolo porticciolo utilizzato soprattutto dai pescatori. Presente sul territorio è anche un tempio dedicato all'Assunzione della Vergine e comunemente chiamato Santa Maria della Serra. La chiesa, che è del XVI secolo, è stata elevata a Santuario il 1° novembre del 1950, nella ricorrenza dell'Anno Santo. Poco più a nord, in direzione Tricase Porto, si trova un'altra insenatura naturale: il Canale del Rio (o de lu Riu in salentino), da cui sono scaturite diverse leggende. Secondo una versione, il canale del Rio fu scavato dal diavolo in una sola notte. Secondo un'altra satana gettò nel canale le campane della chiesa di Tricase per ripicca contro il principe della città che non aveva rispettato un patto verso di lui. Il piccolo centro abitato sorge intorno ad una torre cinquecentesca detta Torre Palane.


Torre Palane


Torre Palane (o Torre Plane) è una delle numerose torri costiere di avvistamento del Salento costruita da Carlo V, nel XVI secolo, per difendere il territorio dagli assalti dei Saraceni. É costruita con blocchi di arenaria estratti in loco e si sviluppa in altezza per 15 metri. Ha una struttura tronco-piramidale a base quadrata nella parte inferione, mentre il corpo centrale ha struttura parallelepipeda coronata da beccatelli. Presenta, inoltre, due marciapiani, una caditoia e quattro bocche da fuoco. Era in comunicazione visiva con la Torre del porto di Tricase verso nord e con Torre Nasparo verso sud.


DATI STATISTICI SU TORRE PALANE - SALENTO, PUGLIA.


STATO Italia
REGIONE Puglia
PROVINCIA Lecce
COMUNE Tricase
COORDINATE GOOGLE 39°55'N 18°22'E
ALTITUDINE 64 m s.l.m.
ABITANTI 28
PREFISSO TELEFONICO 0833
CAP 73030

TORRE NASPARO NEL COMUNE DI TRICASE.

Salento Torre Nasparo (o torre de Lissano) è un'opera di fortificazione e di difesa dalla costa adriatica salentina risalente al 1565, durante la dominazione spagnola. Si trova nel comune di Tiggiano, nel basso salento ed è posizionata su una alta serra che degrada verso il mare dominando la costa dall'altezza di 129 metri. La sua posizione è strategicamente unica perché permette di scrutare il mare fino al capo d'Otranto. Comunicava anticamente con torre Specchia Grande e con torre Palane rispettivamente a sud e a nord.
La torre Nasparo, posta all"incrocio tra la via del mare a la litoranea, si erge come una sentinella a guardia dello splendido scenario di Marina Serra. La torre ha una base troncoconica, il cui diametro alla base è di 11 metri, dal cordolo in su assume una forma cilindrica. Fu costruita con pietre non squadrate e con dime verticali in conci regolari. Dal cordolo in su esistono conci regolari esterni, almeno per la parte ancora esistente. Dal piano agibile si può vedere all’interno una cisterna di circa 4 metri per 4, con una copertura a botte e le tracce di un colatoio. La torre immersa in uno splendido paesaggio e sfiorata dalla litoranea Otranto-Leuca, comunica visivamente con torre Palane a nord e torre Specchia Grande a sud.


TORRE SPECCHIA GRANDE NEL COMUNE DI CORSANO.
TORRE DEL RICCIO NEL COMUNE DI CORSANO.
TORRE MARINA DI NOVAGLIE NEL COMUNE DI GAGLIANO DEL CAPO.

Marina di Novaglie


Marina di Novaglie o semplicemente Novaglie è una località balneare della provincia di Lecce e frazione del Comune di Alessano. È collocata sul tratto di costa tra Marina Serra e Gagliano del Capo. La costa è caratterizzata da una bassa scogliera, nella quale è stato ricavato anche un porticciolo.


Storia


Salento La località è stata abitata da tempi antichissimi come testimoniano numerose grotte adibite a laure basiliane nel medioevo e a rifugio per i pescatori più recentemente. L'esistenza di alcune sorgenti di acqua dolce fece di Novaglie una località strategica per i pirati Saraceni che vi si recavano per rifornirsi. Nel medioevo, proprio per contrastare i Saraceni, venne costruita la Torre del Porto, oggi ridotta ad un ammasso di detriti. Fino a pochi anni fa il nucleo abitativo era costituito da pochissime case; oggi si è sviluppato sotto l'impulso dell'edilizia turistica.


DATI STATISTICI SU MARINA DI NOVAGLIE - SALENTO, PUGLIA.


STATO Italia
REGIONE Puglia
PROVINCIA Lecce
COMUNE Alessano
COORDINATE GOOGLE 39°52'N 18°23'E
ALTITUDINE 70 m s.l.m.
ABITANTI 2
PREFISSO TELEFONICO 0833
ABITANTI Novagliese
CAP 73031

TORRE MONTELUNGO NEL COMUNE DI GAGLIANO DEL CAPO.
TORRE SANTA MARIA DI LEUCA NEL COMUNE DI GAGLIANO DEL CAPO.
TORRE DELL'OMOMORTO O UOMINI MORTI NEL COMUNE DI CASTRIGNANO DEL CAPO.

Torre dell'Omomorto (o dell'Uomo Morto) è una torre di avvistamento sulla costa salentina nei pressi di Santa Maria di Leuca. È una delle centinaia di torri che si trovano con regolarità lungo tutta la fascia costiera salentina. Oltre che come elementi di difesa, queste torri servivano soprattutto ad avvistare l'eventuale presenza e avvicinamento delle navi dei Saraceni, che per lungo tempo hanno invaso Otranto e gli altri comuni della penisola salentina, e a dare l'allarme verso l'entroterra attraverso segnali luminosi che venivano immediatamente trasmessi da una torre alla successiva. La Torre dell'Uomo Morto si trova nei pressi del Lungomare Cristoforo Colombo e risale al 1555 ad opera di Andrea Gonzaga, conte di Alessano. Possiede una base tronco-conica mentre al di sopra del cordolo si sviluppa in maniera cilindrica con terrazzo dotato di merli per la postazione delle artiglierie. Viene comunemente assegnata al genere delle torri "a martello", ma rispetto a queste presenta la peculiarità che al posto della cannoneria, alla base, si trova una porta. La denominazione Uomo Morto è dovuta ad alcune ossa umane ritrovate al suo interno. La parte superiore è crollata, ne rimane solo la muratura esterna. Già sul finire del secolo XVII la torre era abbandonata, a seguito del crollo delle murature nord. Sfortunatamente ad oggi è in una fase di degrado e non ci sono lavori di ristrutturazione in vista.


TORRE MARCHIELLO NEL COMUNE DI CASTRIGNANO DEL CAPO.
TORRE SAN GREGORIO NEL COMUNE DI PATU'.

Marina San Gregorio


Marina di San Gregorio è una località balneare della provincia di Lecce e frazione di Patù. La costa è prevalentemente rocciosa ma spesso facilmente accessibile.


Storia


La località costituiva l'antico porto del centro messapico di Vereto, come testimoniato dai resti, ancora visibili, di antichi edifici portuali e del molo messapico. Nel XVI secolo venne costruita una torre di avvistamento, Torre San Gregorio appunto, da cui deriva il nome della località. La torre andata parzialmente distrutta a causa di un attacco dei Saraceni, venne in seguito ristrutturata ed adibita ad abitazione privata.


Monumenti e luoghi d'interesse


La Torre San Gregorio e il monumento maggiore della frazione


DATI STATISTICI SU TORRE SAN GREGORIO - SALENTO, PUGLIA.


STATO Italia
REGIONE Puglia
PROVINCIA Lecce
COMUNE Patù
COORDINATE GOOGLE 39°49'N 18°19'E
ALTITUDINE 30 m s.l.m.
ABITANTI 129
PREFISSO TELEFONICO 0833
CAP 73053

TORRE VADO NEL COMUNE DI MORCIANO DI LEUCA.

Marina di Torre Vado


« Ferma il pie',passegger,non dar più passo,chè qui trovi commode rimesse:Don Annibal Capece il qual ci eresse,ci destinò pel forestier,lo spasso. Aprile 1709 »
Marina di Torre Vado è una località balneare della provincia di Lecce e frazione di Morciano di Leuca. Si trova nel basso Salento, a poca distanza Santa Maria di Leuca. La costa è caratterizata da basse scogliere. Il centro abitato si è sviluppato intorno al piccolo porto sulla spinta dell'edilizia turistica soprattutto negli ultimi anni.


Topomastica


La località prende il nome dall'omonima torre di avvistamento. "Vado" deriverebbe dal latino "vadum" (guado), per la costa facilmente accessibile dal mare, o secondo un'altra ipotesi, dallo spagnolo "ovado", ossia luogo dove i pesci depositavano le uova.


La Torre


Torre Vado è una delle numerose torri di avvistamento costiere fatte costruire nel XVI sec. da Carlo V per difendere il territorio salentino dalle invasiono dei pirati Saraceni. La torre di guardia si trova sulla costa a pochi metri dal mare ed è attualmente circondata da alcuni edifici costruiti in epoche più recenti. Per la sua vicinanza con il centro abitato di Salve era stata adibita a torre cavallara, cioè era dotata di un messaggero a cavallo che in caso di pericolo partiva per avvertire i paesi dell'entroterra. La torre a base circolare si sviluppa su due piani e presenta finestre e feritoie nella parte superiore. É servita da una scala di accesso. Con il disarmo delle torri costiere, avvenuto intorno 1846 su disposizione di Ferdinando II Re delle Due Sicilie, la torre è stata adibita a stazione di controllo doganale. Nel 1930 venne acquistata da privati e nel 1935 fu restaurata.


DATI STATISTICI SU TORRE VADO - SALENTO, PUGLIA.


STATO Italia
REGIONE Puglia
PROVINCIA Lecce
COMUNE Morciano di Leuca
COORDINATE GOOGLE 39°50'N 18°16'E
ALTITUDINE 23 m s.l.m.
ABITANTI 112
PREFISSO TELEFONICO 0833
CAP 73040

TORRE PALI NEL COMUNE DI SALVE.

Marina di Torre Pali


Torre Pali è una località balneare della provincia di Lecce e frazione di Salve. Si trova nel basso Salento, a poca distanza Santa Maria di Leuca. Il litorale è basso e sabbioso, cartterizzato dalla presenza di dune retrostanti. La località prende il nome dall'omonima torre di avvistamento cinquecentesca. L'antico borgo di pescatori si è recentemente sviluppato diventando un'importante località turistica.
Torre Pali è una ridente località turistica del Comune di Salve in provincia di Lecce, affacciata sul mare ionio a circa 16 km da Santa Maria di Leuca. Praticamente circondata dalle spiagge più belle e frequentate della provincia di Lecce, Torre Vado, Pescoluse ( le Maldive del Salento ), Torre Mozza, Lido Marini, Torre San Giovanni per citarne alcune, rappresenta il classico approdo a misura d’uomo: spiaggia sabbiosa a ridosso delle case, porticciolo turistico per l’ormeggio di piccole barche, ampia scelta strutture ricettive e di servizi che durante il periodo estivo diventano veramente tanti. L’arenile di sabbia, superata la torre diventa roccioso e basso, ideale per chi cerca tranquillità e magari vuole farsi una nuotata verso l’Isola della Fanciulla a poche centinaia di metri dalla riva. Il fondale è ricco di ricci e molluschi. Anticamente veniva chiamata Marina di Sant’Antonio per via della chiesetta dedicata al Santo che alcuni pescatori avevano fatto erigere; successivamente prevalse il nome pali a causa dei tanti pali in legno ce vi si trovavano sulla battigia in seguito alle mareggiate. La Torre costiera cinquecentesca, divenuta dunque TORRE PALI, resiste a malapena alle intemperie ed al trascorrere del tempo… ma forse è questo il fascino di torre pali… la torre diroccata che un tempo vedeva solo i cavallari, che avvertivano il paese in caso di escursione turca, ed i pescatori che avevano i loro strazzi (piccoli ripari in pietra) lungo la costa a ridosso della torre e le piccole barche ormeggiate di fronte, oggi è diventata un vero e proprio paese con tutti i servizi. Il mare che un tempo ha rappresentato il pericolo per le incursioni e per la malaria, oggi rappresenta una fonte di vita e di ricchezza per tutti. Se d’estate è la ridente cittadina turistica accogliente e familiare, anche per tutto il periodo dell’anno è il punto di riferimento per trovare sempre del buon pesce fresco. Ma Torre Pali ha anche un carico di mistero e di fascino per via delle leggende che alimentano il suo territorio: dalle più recenti nate in seguito al terrore seminato dalle incursioni dei turchi (la leggenda dell’isola della Fanciulla) a quelle più antiche che vedrebbero il territorio di Torre Pali il luogo della leggendaria città di Cassandra, probabilmente distrutta da un maremoto duemila anni fa circa. Della città di Cassandra e del suo tempio non rimane traccia, tranne qualche accenno della sua esistenza da parte di antichi storici. Di certo ci sono i resti di alcuni dolmen , tombe megalitiche e grotte rupestri che testimoniano la presenza di luoghi di culto in periodi molto antichi. Antiche masserie, paiare , muretti a secco immersi nella macchia mediterranea rendono unico il paesaggio ed invitano a salutari passeggiate mattutine tra i profumi del rosmarino selvatico e del timo.


La Torre


Torre Pali è una delle numerose torri di avvistamento costiere fatte costruire nel XVI sec. da Carlo V per difendere il territorio salentino dalle invasiono dei pirati Saraceni. La torre di guardia si trova completamente circondata dalle acque del mare a circa 20 metri dalla costa. La torre a base circolare si sviluppava su due piani e doveva presentare feritoie nella parte superiore. Attalmente è parzialmente crollata.


DATI STATISTICI SU TORRE PALI - SALENTO, PUGLIA.


STATO Italia
REGIONE Puglia
PROVINCIA Lecce
COMUNE Salve
COORDINATE GOOGLE 39°50'N 18°13'E
ALTITUDINE 2 m s.l.m.
ABITANTI 56
PREFISSO TELEFONICO 0833
CAP 73050

TORRE MOZZA NEL COMUNE DI UGENTO.

Torre Mozza


Salento Torre Mozza è una località balneare del Salento meridionale, in provincia di Lecce, e frazione del comune di Ugento. Il centro abitato, si è sviluppato soprattutto negli ultimi anni e prende il nome dall'omonima torre cinquecentesca che si affaccia su una lunga distesa sabbiosa. Escusa la torre l'insediamento non presenta altri monumenti di valore storico-artistico. Alla periferia dell'abitato un tratto di costa, caratterizzato dalla presenza di bacini salmastri, è oggi utilizzato per l'acquacoltura. Il paesaggio è ricco di canali e bacini artificiali, realizzati intorno agli anni Trenta nell'opera di bonifica di queste zone.


La Torre


La torre, eretta da Carlo V nel XVI secolo per la difesa delle coste salentine contro le invasione dei pirati Saraceni, ha una forma di tronco di cono, e durante la seconda guerra mondiale é stata usata dai soldati come postazione di mitragliamento. Realizzata nel 1565 con il nome di torre dei Fiumi e crollata appena ultimati i lavori, è stata successivamente riedificata. Nel corso dei secoli sono avvenuti crolli parziali della stessa. Per questo le è stato attribuito il nome di Torre Mozza.


DATI STATISTICI SU TORRE MOZZA - SALENTO, PUGLIA.


STATO Italia
REGIONE Puglia
PROVINCIA Lecce
COMUNE Ugento
COORDINATE GOOGLE 39°52'N 18°10'E
ALTITUDINE 5 m s.l.m.
PREFISSO TELEFONICO 0833
CAP 73059

TORRE SAN GIOVANNI NEL COMUNE DI UGENTO.

Torre San Giovanni


Torre San Giovanni è una località balneare salentina posta sul Mar Ionio, in provincia di Lecce. È frazione del comune di Ugento, da cui dista circa 5 km.


Storia


Torre San Giovanni ha una storia antica almeno quanto la città di cui è recentemente diventata frazione, dopo esserne stata da sempre marina. Tutto lascia supporre che questo approdo marittimo abbia rivestito una certa importanza strategica sin dai tempi della messapica cittadina di Ozan (antico nome di Ugento). Ciò è confermato dalla presenza dei resti archeologici di un tratto di mura messapiche, situate proprio ai piedi della torre che dà il nome alla zona, databili intorno al 500 a.c.. A partire dal secondo secolo a.c., sotto dominazione romana, il porto venne presumibilmente utilizzato anche come "scalo" militare, assumendo un rilevante ruolo nelle campagne di guerra che periodicamente modificavano la morfologia di questo territorio. Nella zona prospiciente alle mura messapiche sono stati ritrovati anche dei resti di un insediamento abitativo romano, il che conferma l'importanza del presidio di questo tratto di costa. Tra alterne vicende, il territorio di Torre San Giovanni si trovò ad essere abbandonato dalla popolazione al comparire del flagello della malaria. Fattori geografici e climatici, infatti, permisero la formazione di estese zone paludose, che non tardarono ad essere infestate dalla zanzara anofele e quindi indussero gli abitanti a spostarsi verso l'entroterra. Questa situazione di abbandono si protrasse fino alla metà del XX secolo quando, in seguito alla bonifica e al recupero dei territori attuata dal governo fascista, il piccolo borgo tornò a popolarsi, inizialmente solo dai pescatori che attraccavano la propria barca al porto (le case costruite nelle immediate vicinanze dell'approdo risultano infatti essere le più "datate"). Risale poi agli anni '70 l'inizio dell'interesse dal punto di vista turistico, e la conseguente costruzione di ville, alberghi e villaggi, fino all'epoca attuale, che vede Torre San Giovanni località di primo piano, segnalata nei cataloghi di tutti i tour operator e ai primi posti per quanto riguarda la ricettività e l'offerta di posti letto tra tutte le località balneari del Salento.


La Torre


Salento La torre rappresenta il sito più antico dell'intero villaggio e costituisce, oltre che un punto di riferimento terrestre e marittimo di grande utilità e importanza, anche una tangibile testimonianza dei fasti ricoperti da Ugento e dal suo territorio nel passato. Voluta da Carlo V nel XVI secolo come sito di difesa da parte dei saraceni [1], si trova su un piccolo promontorio proteso in mare che divide idealmente a metà la costa ugentina. A nord infatti, si estende la parte rocciosa, piuttosto bassa quasi ovunque, mentre a sud, oltrepassata la zona del porto, iniziano le celebri coste sabbiose, bianche e fini, che attirano i turisti da tutta Italia e dall'estero. Nel corso dei secoli, la sua funzione è mutata. Da torre di vedetta è diventata faro, per il sollievo dei naviganti che da sempre incappano nelle pericolosissime secche, situate proprio in prossimità del segnale luminoso. Attualmente è di proprietà della Marina Militare in quanto è sede della Guardia Costiera. Ai suoi piedi, oltre alle mura messapiche di cui si è detto, ogni anno a Natale viene allestito un piccolo presepe all'aperto che costituisce un'inusuale attrattiva. Nel periodo estivo invece, nella piazzetta sottostante, si tengono i vari festeggiamenti che caratterizzano l'estate ugentina: in particolare, si tiene la Festa dell'Emigrante (generalmente la prima settimana del mese di agosto). Caratteristico è il suo aspetto: la piastrellatura bianca e nera, disposta in foggia di una grande scacchiera, oltre a rendere la torre visibile da grande distanza in mare, la identifica nell'immaginario collettivo.


Territorio


Il territorio di Torre San Giovanni è piuttosto esteso e variegato. Oltre alla zona abitata, che si concentra nei dintorni della Torre e si estende dalla contrada Mare Verde a nord fino all'inizio della contrada Fontanelle a sud, sono presenti zone di grande interesse storico-archeologico (le vestigia antiche di contrada Pazze) e naturalistico (l'importante sito della pineta comunale). Inoltre, similmente al territorio di Ugento, sono presenti vaste zone agricole e adibite a pascoli. In particolare, nel territorio di Torre San Giovanni insistono la maggior parte dei bacini di bonifica e dei relativi canali che permisero il debellamento della malaria. Il paesaggio urbano e rurale, quindi, ne risulta fortemente caratterizzato. I litorali, sabbiosi e rocciosi, ospitano una grandissima varietà di piante, prevalentemente riconducibili alle specie che formano la macchia mediterranea. Il territorio di Torre San Giovanni ha risentito pesantemente di trasformazioni attuate in nome di logiche commerciali, volte a sfruttare il più possibile le risorse naturali riccamente presenti sotto il profilo turistico. Particolarmente drammatico si è rivelato il problema dell'erosione marina, che nel giro di pochi anni ha mutato l'aspetto della costa, soprattutto nel versante sabbioso. A causa di questo fenomeno, l'estensione delle spiagge in larghezza è andata via via assottigliandosi, fino a sparire del tutto in alcuni tratti. Ciò è imputabile allo scarso rispetto della naturale e originaria morfologia del territorio: lo spianamento delle dune, l'eradicazione della vegetazione spontanea e l'abusivismo edilizio hanno enfatizzato (e in alcuni casi provocato) l'azione distruttiva del vento e delle correnti marine, consentendo un'azione erosiva accelerata rispetto ai tempi naturali. Questo è particolarmente visibile nella spiaggia adiacente alla lussureggiante pineta, a sud del centro abitato. L'abbattimento di zone arboree in alcuni casi significativamente estese per consentire la costruzione di grandi villaggi turistici ha privato la terra del prezioso sostegno delle radici degli alberi. Le correnti particolarmente forti e il vento sferzante hanno fatto il resto, provocando il crollo e il conseguente inghiottimento di interi tratti di spiaggia. Analoga è la storia del porto turistico. Sito nello stesso luogo dove un tempo attraccarono le grandi navi romane, protetto e segnalato dalla torre a scacchi, esso ha subìto grandi trasformazioni nel corso degli anni, con l'intenzione di aumentarne la capacità per venire incontro alle sempre crescenti richieste di posti barca. Gli ultimi lavori hanno però peggiorato la situazione preesistente aumentando si gli approdi disponibili, ma al tempo danneggiando gravemente una zona di costa da sempre appannaggio dei bagnanti e ora quasi abbandonata. A questo si aggiunga l'inquinamento delle acque, causato dallo sversamento nei canali di bonifica (che sfociano in mare) delle acque nere. Il risultato è stato che presso un'insenatura di costa rocciosa (che per la sua particolare conformazione e per la presenza delle secche presenta un ricambio delle acque particolarmente lento) è stato apposto il divieto di balneazione a scopo precauzionale. Ciononostante, le acque cristalline di Torre San Giovanni si sono fregiate per ben tre volte a cavallo degli anni '90 della Bandiera Blu di Legambiente. La popolazione fissa (quindi non legata alla stagionalità turistica) ha conosciuto delle sorti altalenanti. Sicuramente ben lontana dai numeri di un vero e proprio paese, ma al contempo tale da rendere la definizione di "marina" inadatta, si è per molto tempo battuta per ottenere che a Torre San Giovanni fossero assegnati dei servizi che la rendessero pienamente fruibile anche durante il periodo invernale. Non essendo presenti delle scuole, un ufficio postale e un presidio medico stabile (negli ultimi due casi sono presenti uno sportello postale e un Pronto Soccorso, aperti però solo durante il periodo estivo), la marina si rendeva completamente dipendente da Ugento anche nelle più elementari esigenze. Per questo, i cittadini residenti si sono costituiti in associazione, ottenendo nel 2005 il riconoscimento dello status di frazione, il che dovrebbe consentire un pieno adeguamento di Torre San Giovanni ad area abitabile indipendentemente dalla stagione. La denominazione marina di Ugento è però rimasta a caratterizzare la zona nel linguaggio comune, tanto da rendere il toponimo Torre San Giovanni non troppo conosciuto.


Feste ed eventi


Numerosissimi sono gli eventi e le feste che animano l'estate di Torre San Giovanni. Spesso ospitate sul lungomare che costituisce una delle principali attrattive del centro, si svolgono sagre dedicate soprattutto ai prodotti enogastronomici tipici, organizzate dalla locale Pro Loco. In passato Corso Annibale è stato il teatro di alcune finali regionali del celebre concorso di Miss Italia.
La festa della Madonna dell'Aiuto Il culmine dell'estate ugentina è rappresentato dalla festa in onore della Madonna dell'Aiuto, culto particolarmente caro ai pescatori e ai naviganti della zona. Si tiene in genere la seconda domenica del mese di agosto, e dura 3 o 4 giorni, in modo che il giorno di Ferragosto si trovi a cadere all'interno delle celebrazioni. Il programma civile prevede una colorata fiera, composta da numerose bancarelle ubicate nella zona a ridosso della torre, e uno spettacolo pirotecnico di pregevole fattura, che si tiene l'ultimo giorno di celebrazioni solitamente sul mare, e risulta quindi particolamente spettacolare. Il programma religioso invece presenta come evento principale la suggestiva processione in mare, con la statua della Vergine che viene portata in corteo dalla Chiesa al porto, successivamente imbarcata (normalmente su una grande paranza riccamente addobbata per l'occasione) e trasportata in mare aperto in processione lungo tutto il litorale. I fedeli, compresi il parroco, le autorità e persino la banda musicale, seguono l'imbarcazione di testa su altre barche o gommoni, proprio come accadrebbe in una normale processione per strada. Il momento è di particolare intensità emotiva, come dimostrato dal gran numero di persone che segue la processione dalla terraferma, aspettando la statua che ritorni nella Chiesa dove poi si tiene un'affollata Messa conclusiva.


DATI STATISTICI SU TORRE SAN GIOVANNI - SALENTO, PUGLIA.


STATO Italia
REGIONE Puglia
PROVINCIA Lecce
COMUNE Ugento
COORDINATE GOOGLE 39°53'N 18° 7'E
ALTITUDINE 5 m s.l.m.
SANTO PATRONO Madonna dell'Aiuto
PREFISSO TELEFONICO 0833
CAP 73059

TORRE SINFORO O SINFONO NEL COMUNE DI ALLISTE.
TORRE SUDA NEL COMUNE DI RACALE.

Salento Torre Suda è una frazione del comune di Racale, in provincia di Lecce. Si trova nel Salento sud-occidentale e prende il nome da una torre costiera a forma circolare, alta 13,5 metri, costruita nel XV secolo a baluardo delle scorrerie dei turchi. Il mare pulito, le piccole baie naturali e la macchia mediterranea ne fanno una meta turistica estiva di rilievo lungo la costa ionica salentina. La piccola chiesetta situata di fronte alla piazzetta San Marco è dedicata alla B.V. Maria Stella del Mare. Da poco è stata eletta a sede parrocchiale, la cui festa si svolge il prima domenica dopo ferragosto con la tradizionale Cuccagna a mare, nel cosiddetto "Canale t'urpe" (Canale della volpe).


Topomastica


L'origine del nome Torre Suda si pensa possa risalire al fatto che la torre di avvistamento,smesse le sue funzioni militari,venne sigillata e usata come cisterna d'acqua per gli abitanti della frazione.La torre in seguito alla traspirazione,sembrava "sudasse".


DATI STATISTICI SU TORRE SUDA - SALENTO, PUGLIA.


STATO Italia
REGIONE Puglia
PROVINCIA Lecce
COMUNE Racale
SANTO PATRONO San Sebastiano
PREFISSO TELEFONICO 0833
CAP 73055

TORRE PIZZO NEL COMUNE DI GALLIPOLI.
TORRE SAN GIOVANNI LA PELADA NEL COMUNE DI GALLIPOLI.
TORRE SABEA NEL COMUNE DI GALLIPOLI.
TORRE ALTO LIDO NEL COMUNE DI GALLIPOLI.
TORRE FIUME (Detta quattro colonne) NEL COMUNE DI NARDO.
TORRE SANTA CATERINA NEL COMUNE DI NARDO.
TORRE SANTA MARIA DELL'ALTO NEL COMUNE DI NARDO.
TORRE ULUZZU NEL COMUNE DI NARDO.
TORRE INSERRAGLIO NEL COMUNE DI NARDO.
TORRE SANT'ISODORO NEL COMUNE DI NARDO.

Sant'Isidoro (Nardò)


Sant'Isidoro è una località balneare della provincia di Lecce e frazione di Nardò. Il centro abitato, si è sviluppato soprattutto negli ultimi anni e prende il nome dall'omonima torre cinquecentesca che si affaccia su una lunga distesa sabbiosa.


Torre Sant'Isidoro


Torre Sant'Isidoro è una delle numerose torri costiere di avvistamento del Salento costruita da Carlo V, nel XVI secolo, per difendere il territorio dagli assalti dei Saraceni. É costruita con blocchi di carparo regolari e si sviluppa su tre livelli. Il piano terra, privo da accessi esterni, presenta una struttura tronco-piramidale a base quadrata. Gli ultimi due piani si sviluppano in verticale, con struttura a parallelepipedo, ed un marcapiano nella parte superiore. Il marcapiano presenta una serie di beccatelli e una caditoia per ogni lato. L'unico accesso è rappresentato da una maestuosa scalinata che conduce al primo piano e che è collocata sul lato opposto a quello che da sul mare. Il locale più ampio è quello collocato al primo piano. Da questo si può raggiungere sia il piano terra, attraverso una botola, sia il secondo piano, tramite una scala ricavata su una parete laterale. Sul terrazzo è presente una piccola guardiola. Attualmente la torre è di proprietà demaniale ed è utilizzata come abitazione estiva. In passato è stata abitata tra gli altri dai torrieri capitani Gian Camillo Levere e da Gaetano Lauvè.


DATI STATISTICI SU TORRE SANT'ISODORO - SALENTO, PUGLIA.


STATO Italia
REGIONE Puglia
PROVINCIA Lecce
COMUNE Nardò
COORDINATE GOOGLE 40° 13'N 17° 56'E
ALTITUDINE 8 m s.l.m.
PREFISSO TELEFONICO 0833
CAP 73048

TORRE SQUILLACE NEL COMUNE DI NARDO.
TORRE PORTO CESAREO NEL COMUNE DI PORTO CESAREO.
TORRE CHIANCA NEL COMUNE DI PORTO CESAREO.
TORRE LAPILLO NEL COMUNE DI PORTO CESAREO.

Torre Lapillo


Torre Lapillo o di San Tommaso è una frazione del comune di Porto Cesareo, ubicata sul mar Jonio.


La Torre


Salento La torre di avvistamento, conosciuta anche con il nome di Torre di San Tommaso e recentemente restaurata, è una delle più grandi del territorio, presenta una struttura a base quadrata e una scalinata di accesso con tre archi sottostanti, di cui l'ultimo aggiunto solo in epoca recente: la scalinata terminava infatti con un ponte levatoio. Ha i lati di base lunghi 16 metri ed è alta 17 metri.


La Storia


Fa parte del sistema difensivo costiero voluto da Carlo V per proteggere il Salento dalle invasioni dei Saraceni. Fu terminata nel febbraio 1568. Prima del 1975 era una frazione del comune di Nardò ma nel 2000 appartiene al comune di Porto Cesareo.


Intorno alla Torre


Sono presente vari stabilimenti balneari anche se la spiaggia libera rimane la preferita dei locali. È presente sia la scogliera che la sabbia (del tipo fine). È presente un canale di scolo dell'acqua piovana che deturpa la spiaggia e che si sta cercando di eliminare. Tra gli altri monumenti da ricordare è presente la fontana della poesia costruita recentemente.


DATI STATISTICI SU TORRE LAPILLO - SALENTO, PUGLIA.


STATO Italia
REGIONE Puglia
PROVINCIA Lecce
COMUNE Porto Cesareo
COORDINATE GOOGLE 40° 17'N 17° 50'E
ALTITUDINE 1 m s.l.m.
PREFISSO TELEFONICO 0833
CAP 73010

TORRE CASTIGLIONE NEL COMUNE DI PORTO CESAREO.

TORRI COSTIERE DEI COMUNI SALENTINI APPARTENENTI ALLA PROVINCIA DI TARANTO


TORRE COLIMENA NEL COMUNE DI MANDURIA.

Torre Colimena è una frazione balneare del comune di Manduria, in provincia di Taranto, quasi disabitata d'inverno e molto popolata d'estate. La frazione è situata nella Terra d'Arneo, ad est di San Pietro in Bevagna, altra frazione dello stesso comune, vicino la Salina dei Monaci, ora un sito di importanza comunitaria e un'area protetta. Il centro è sorto attorno all'omonima torre, presente proprio sul lungomare del paese vicino una piccola baia.


DATI STATISTICI SU TORRE COLIMENA - SALENTO, PUGLIA.


STATO Italia
REGIONE Puglia
PROVINCIA Taranto
COMUNE Manduria
COORDINATE GOOGLE 40° 17'N 17° 44'E
ALTITUDINE 0 m s.l.m.
NOME ABITANTI Manduriani
PREFISSO TELEFONICO 099
CAP 74024

TORRE SALINE NEL COMUNE DI MANDURIA.
TORRE SAN PIETRO IN BEVAGNA NEL COMUNE DI MANDURIA.

La torre di San Pietro è una torre antisaracena del comune di Manduria, presente nella frazione di San Pietro in Bevagna. La torre è preceduta dalla chiesa di San Pietro.


TORRE BORRACO NEL COMUNE DI MANDURIA.

Torre Burraco è un'antica torre antisaracena della Manduria appartenente anticamente al feudo di Maruggio. La torre è stata costruita negli anni dell'emanazione dei Capitoli della Bagliva. La torre è affiancata da un piccolo fiumiciattolo, il Fiume Borraco.


TORRE MOLINE NEL COMUNE DI MARUGGIO.
TORRE OVO COMUNE DI TORRICELLA.

Torre Ovo-Librari-Trullo di Mare


Torre Ovo-Librari-Trullo di Mare è una frazione del comune di Torricella, in provincia di Taranto. La frazione è situata sulla costa jonica ed è costituita da 3 centri principali:
Torre Ovo è il centro più orientale. Si chiama così poiché è molto vicino a Torre Ovo nel comune di Maruggio.
Librari è situato tra Torre Ovo e Trullo di Mare ( o Truglione ).
Trullo di Mare ( o Truglione ) è la frazione più occidentale che continua con lo stesso nome nel comune di Lizzano.


Turismo


La frazione è una bellissima meta turistica poiché offre paesaggi molto belli, dalle scogliere di Torre Ovo alle spiagge caraibiche degli altri centri. Inoltre si può godere di un panorama che spazia per tutta la costa jonica da Gallipoli alla Calabria.


Paesi limitrofi


Lizzano
Marina di Lizzano
Torricella
Monacizzo
Maruggio
Campomarino di Maruggio


DATI STATISTICI SU TORRE OVO-LIBRARI-TRULLO DI MARE- TORRI OVU -LIBRARI- TRUDDU TI MARI - SALENTO, PUGLIA.


STATO Italia
REGIONE Puglia
PROVINCIA Taranto
COMUNE Torricellaa
COORDINATE GOOGLE 40° 19'N 17° 30'E
ALTITUDINE 0 m s.l.m.
NOME ABITANTI Torricellesi
PREFISSO TELEFONICO 099
CAP 74020/td>

TORRE CANNETO COMUNE DI LIZZANO.
TORRE ZOZZOLI COMUNE DI PULSANO.
TORRE ROSSA O SASSO (Scomparsa) COMUNE DI TARANTO.

Torre Rossa


La Torre Rossa di San Secondo è una torre romanica di Asti. Narra la leggenda popolare che la torre sia stata l'ultima prigione del Santo Patrono della città (San Secondo) prima del martirio. La sua denominazione potrebbe derivare dalla colorazione della torre stessa o dalla famiglia De Rubeis, che sembra possedesse le proprie abitazioni nelle sue immediate adiacenze.


Edificazione


Salento È uno dei più vecchi monumenti della città. La torre è stata costruita in due periodi diversi. La prima parte risale al periodo romano (intorno al I secolo a.C.), la seconda in tufo e mattoni risale al secolo XI circa. È probabile che la torre facesse parte del palazzo Pretorio, o fosse una delle due torri della porta d'ingresso nella cinta muraria. Ad avvalorare questa seconda ipotesi è la somiglianza con la Porta Palatina di Torino o della Porta pretoria di Aosta o la Porta Nigra di Treviri. Intorno al XII secolo la torre venne adibita a campanile della nuova Chiesa di San Secondo, che era sorta intorno al (X secolo circa), funzione che mantiene tuttora. In principio la torre terminava con una guglia in rame dorato molto appuntita, che venne abbattuta nel 1777 perché minacciava di cadere. Nel 1851, i Frati Minori osservanti collocarono una campana donata dal Vescovo Mons. Faà di Bruno, poi levata nel 1936, quando tutte le campane vennero sostituite. A metà degli anni trenta del XX secolo, vennero abbattute le case addossate alla torre, che ne nascondevano la parte inferiore. Secondo il progetto di restauro e riaddobbo, la piazzetta formatasi dalla demolizione delle case, doveva ospitare la statua di Augusto a ricordare i trascorsi romani della città ma questo progetto non venne mai intrapreso.


L'esterno


È una torre tipica ad impianto romano, costruita su un robusto basamento a 16 lati, in mattoni rossi, che si ingentilisce alla cima con una fascia intervallata da tufo e mattoni in policromia bianca e rossa


L'interno


Appena entrati si nota un piccolo altare con una statua marmorea di San Secondo, loricato alla romana con in mano la città. Questa statua era prima nella cella sotterranea, oggi murata e "piena", per favorire maggiore stabilità alla costruzione. Dice la tradizione che in quella cella si potevano ammirare due sorgenti miracolose fatte scaturire da Gesù Cristo nella sua visita di conforto al Martire astigiano. A lato della statua vi è una lapide marmorea datata 1618, con stemma del Cav. D.Domenico Coardo, Conte di Quarto e di Portacomaro.


TORRE CASTELLUCCIA COMUNE DI PULSANO.
TORRE SATURO COMUNE DI LEPORANO.
TORRE LAMA COMUNE DI TARANTO.
TORRE CAPO SAN VITO COMUNE DI TARANTO.
TORRE RONDINELLA COMUNE DI TARANTO.
TORRE TARA COMUNE DI TARANTO.
TORRE SALINE COMUNE DI CASTELLANETA.
TORRE MATTONI COMUNE DI GINOSA.


COME RAGGIUNGERE SAN FOCA

IN AUTO:

Autostrada fino a Bari - superstrada SS 16 fino a Lecce, via del mare fino a San Cataldo e poi verso sud seguendo la litoranea.



IN TRENO:

Stazione ferroviaria di Lecce, da qui in poi consigliamo di visitare il sito www.salentoinbus.it iniziativa della amministrazione provinciale di Lecce allo scopo di agevolare nei mesi estivi gli spostamenti (il servizio termina in genere nelle prime settimane di settembre).



IN AEREO: aereoporto brindisi, alitalia, low cost

In treno ( Ferrovie dello Stato ) raggiungerete il Salento lungo la direttrice adriatica (Milano, Bologna, Pescara) o attraverso la Roma-Caserta. Giunti a Lecce è possibile utilizzare gli autobus delle FSE che vi porteranno fino al centro di San Foca.




 
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